Coronavirus, 925 focolai in Italia. Sale l’allarme. Il CTS: “Il salto quantitativo può essere molto veloce”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Agosto 2020 8:25 | Ultimo aggiornamento: 14 Agosto 2020 8:47
Coronavirus, foto Ansa

Coronavirus, 925 focolai in Italia. Sale l’allarme. Il CTS: “Il salto quantitativo può essere molto veloce” (foto Ansa)

Nell’ultima settimana sono stati segnalati 925 focolai di Covid, di cui 225 nuovi. Le Regioni con valore Rt maggiore di 1 sono 9 con la Sicilia che con 1.40 ha il livello più alto a livello nazionale.

Il coronavirus quindi con l’estate non è sparito. Anzi. Siamo lontani, questo è ovvio, dai numeri di marzo e aprile ma neanche, almeno per ora, siamo riusciti a vincere la battaglia.

Tanto che il ministero della Salute nel suo monitoraggio parla di “una situazione di transizione con tendenza ad un progressivo peggioramento”.

Un nuovo lockdown nazionale, dice il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Agostino Miozzo, “è decisamente improbabile”.

Ma le chiusure locali “possono diventare inevitabili se la situazione con il coronavirus sfugge di mano, se il controllo del territorio e degli infetti sfugge di mano”.

E il rischio esiste, perché “c’è sempre una festa danzante o un barbecue da fare, un funerale da celebrare”.

“400 casi al giorno non sono tanti né pochi. Dicono che il virus c’è ed è presente in tutto il paese. Siamo ancora in una situazione governabile.

Però è una situazione precaria e il passaggio, il salto quantitativo, può essere molto veloce, questo è il rischio vero”.

Coronavirus e… discoteche

“Le discoteche – ribadisce Miozzo – devono rimanere chiuse perché, checché se ne dica, con migliaia di ragazzi ammassati non c’è nulla da fare”

“Le aggregazioni di massa sono devastanti – spiega – impossibili da gestire”.

Ci sono però degli interessi economici e migliaia di lavoratori da tutelare. “Ci rendiamo perfettamente conto – dice – e per questo servono delle compensazioni. Il lavoratore del settore va tutelato come e forse anche più degli altri, perché parliamo di un settore troppo a rischio”. (Fonte: Ansa).