Coronavirus, scioperi in tutta Italia: “Non siamo carne da macello”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Marzo 2020 14:46 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2020 14:46
Scioperi, Ansa

Coronavirus, scioperi in tutta Italia: “Non siamo carne da macello” (foto Ansa)

ROMA – L’Italia chiude. L’Italia chiude tranne le fabbriche e alcune attività produttive. Decisione, quella presa del governo per cercare di contrastare l’emergenza coronavirus, che però ha scatenato un’ondata di scioperi in tutto il Paese.

La Fiom, si legge in una nota firmata dalla segretaria generale Francesca Re David, “valuta inaccettabile la mancanza nel nuovo Dpcm di misure e iniziative volte alla protezione dei lavoratori che stanno garantendo la tenuta economica del Paese in una condizione di grave emergenza. Chiediamo al governo la convocazione urgente di un confronto per affrontare la situazione di emergenza dei lavoratori metalmeccanici”.

“La Fiom – continua la nota –  ribadisce la necessità dei provvedimenti urgenti governativi sugli ammortizzatori sociali. In tutti i luoghi di lavoro dove non siano assicurate tale condizioni vanno messe in campo tutte le iniziative necessarie dalla richiesta di intervento delle autorità competenti alle iniziative di sciopero. Tutelare la salute dei metalmeccanici serve a garantire quella di tutti i cittadini italiani”.

Otto ore di sciopero proclamate all’Ast di Terni.

Otto ore di sciopero, a partire dalle 6 di domani, per ogni turno di lavoro per i diretti e per l’indotto, fino al terzo turno del 13 marzo compreso: ad indire lo sciopero all’Ast di Terni sono le rsu e le segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Usb.

In una nota i sindacati sottolineano che “dopo le rassicurazioni ricevute nella call di ieri alla presenza dall’ad Burelli, prendono atto del disimpegno odierno manifestato in una call alle rsu e successivamente alle segreterie territoriali”. Queste avevano chiesto “impegni concreti”, come l’anticipo della cassa integrazione già avviata per consentire una sanificazione dei locali e l’organizzazione al meglio della produzione, che “non vogliono fermare”, ed in ultimo “una risposta allo stress psico-fisico dei lavoratori, che è arrivato al limite”. Di fronte alla “intransigenza dell’azienda che ha negato tutte le opportunità” – continua la nota – le segreterie hanno dichiarato lo stato di agitazione e quindi lo sciopero. “Siamo consapevoli – concludono le sei organizzazioni – che ancora una volta saranno i lavoratori a pagare le scelte unilaterali dell’azienda”.

Leonardo di Grottaglie (Taranto), la Film: “Misure anti coronavirus o sarà sciopero”

“Non riusciamo a capire l’atteggiamento e il comportamento di Leonardo Company di Grottaglie, né delle aziende controllate che non hanno esperito alcuna azione atta a contrastare il Covid-19. In questo ambito lavorativo sembra tutto normale: emerge una sorta di incapacità ad affrontare il problema o, ancora peggio, un menefreghismo totale”.

Lo denuncia il segretario organizzativo della Fim Cisl Taranto Brindisi, Angela Sansonetti, aggiungendo che “o l’azienda si impegna a far seguire i fatti alle parole o proclameremo lo sciopero sino a quando lo stabilimento non garantirà la sicurezza delle maestranze”. Secondo la rappresentante sindacale si stanno “creando due realtà diverse, una fuori dalla fabbrica piena di premure e attenzioni, chiusi in casa o a fare le file fuori da farmacie o generi alimentari rispettando distanze di sicurezza, e una in fabbrica dove si vive nel pressapochismo più totale”.

Brescia, scioperi spontanei in alcune fabbriche

Una mattina, quella odierna, segnata da alcuni scioperi spontanei in alcune fabbriche di Brescia. Scioperi che non hanno chiuso la produzione, con gli operai che chiedono maggiori tutele dal punto di vista sanitario alla luce dell’emergenza da Coronavirus.

“Non siamo carne da macello” è stato detto dagli operai di alcune aziende della provincia che chiedono la sospensione dell’attività per 15 giorni. “Stiamo discutendo con le aziende per capire come affrontare questa situazione. Registriamo scioperi in quattro o cinque realtà” ha detto il segretario della Cgil di Brescia Francesco Bertoli. “Ci sono aziende anche grandi che si sono fermate, mentre altre che per motivi di commesse legate a penali, sono in difficoltà e non possono sospendere la produzione. Il nostro obiettivo – aggiunge il segretario della Cgil di Brescia – è quello di riuscire ad ottenere quantomeno delle riduzioni di orario per garantire la sicurezza agli operai”.

Fincantieri di Marghera, anticipato di due ore la fine del turno

Sono usciti con la mascherina alla bocca e scuotendo la testa e poi sono entrati in sciopero anticipando di due ore la fine del turno. Accade alla Fincantieri di Marghera con i sindacati che confermano la protesta dettata dall’emergenza sicurezza. “Impossibile rispettare le regole – dicono tre carpentieri moldavi in sub appalto -, non si può fare questo lavoro stando a distanza di un metro l’uno dall’altro sarebbe meglio chiudere tutto. Questo virus è un casino e non ci sentiamo protetti”.