Costa Concordia. “Solo un black out”. “Perché indossano il salvagente?”

Pubblicato il 17 Gennaio 2012 20:54 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2012 22:52

LIVORNO – Da bordo della Costa Concordia tanti silenzi e poi ”ci hanno risposto: ‘vabbè, se lo ritenete opportuno lanciamo il distress”’, cioè la richiesta di soccorso. ”Sembrava quasi un favore che ci facevano, non un obbligo com’è previsto”. A parlare è il sottocapo di prima classe scelto Alessandro Tosi, livornese, 37 anni, in guardia costiera da 17. E’ stato lui, operatore radio in sala operativa alla Capitaneria di Livorno, il primo a parlare con nave Concordia e a condurre le conversazioni via radio con la plancia di comando nella notte tra venerdì e sabato.

”All’inizio ho sfruttato le informazioni ricevute dal carabiniere per estorcere a loro informazioni più precise perchè mi dicevano: è un black out elettrico. A quel punto ho chiesto: mi spiegate come mai a cena i piatti sono volati e parte del soffitto è caduta addosso alla gente? Da bordo tentennavano e hanno confermato che si trattava di un black out. E noi: ‘Perchè avete fatto indossare i giubbotti di salvataggio?’. Altro silenzio di qualche secondo: ‘No, le confermiamo che abbiamo solo un black out”’.

E’ Tosi il primo a percepire i toni incerti e i silenzi dalla nave Costa. ”Loro non ce l’hanno mai detto che erano in emergenza – aggiunge – Alla seconda chiamata abbiamo chiesto se avessero feriti o morti a bordo e hanno risposto negativamente. Abbiamo chiesto se avessero necessità di qualcosa e hanno risposto di avere bisogno di un rimorchiatore. Abbiamo chiesto quante persone e ci hanno risposto, 4231. Ci siamo detti che era bene dirottare sul posto tutto ciò che era possibile”.

Ma era già successo in altre occasioni di dover rivolgersi al comandante di una nave in quel modo? ”Situazioni di soccorso di questi livelli non avvengono quasi mai – risponde – normalmente il comandante è il primo che tutela il suo personale e la sua vita, giustamente. Secondo me è stata una situazione di panico totale. Anche questa mancanza di dare informazioni… Era una cosa basilare. Come abbiamo agito noi mandando il più possibile mezzi sul posto, potevano fare loro. Le operazioni a bordo sono state un po’ carenti. Potevano iniziare l’attività molto prima e molto probabilmente sarebbe stata fatta in maniera adeguata e con tutte le persone”.

Il ‘silenzio tombale’, come lo chiama, dalla radio del Concordia Tosi lo legge come una ”situazione di panico perchè sapevano di avere oltre 4 mila persone a bordo e che c’era un danno grave”. ”Penso che l’equipaggio si sia reso conto che stavano imbarcando tonnellate d’acqua e quindi siano andati nel panico più totale. Solo che c’hanno rimesso persone innocenti quando invece, se la prendevano con più calma e intelletto, probabilmente non sarebbe morto nessuno a meno che qualcuno non sia morto nell’impatto”.

E sulla manovra salva-gente? ”Senza motori in funzione non penso sia possibile. Penso piu’ che sia stata una fortuna per le persone a bordo che la nave sia andata sulla costa per lo ‘scarroccio’. Per arrivare lì è servito un colpo di fortuna o qualcuno dall’alto. Poi magari ha compiuto una manovra anche il comandante. Credo che per valutare bene ci vorrebbe un tecnico, ma penso che più che altro siano state le correnti favorevoli”.