Costa Concordia, la domanda dei pm a Schettino: “Quando hai capito che la nave era perduta?”

Pubblicato il 2 Marzo 2012 0:00 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2012 22:27

GROSSETO, 1 MAR – In quanto tempo il comandante Francesco Schettino seppe che la Costa Concordia era ormai 'perduta'?

E' quanto chiedera' la procura di Grosseto il 3 marzo ai 'suoi' periti dell'incidente probatorio sulla 'scatola nera' della nave. Stabilire in quanto tempo Francesco Schettino realizzo' che la Concordia era andata fuori controllo e che non rispondeva piu' ai comandi, sara' decisivo per stabilire la scansione degli eventi anche rispetto ad altre 'colpe' di cui la procura accusa il comandante. E cioe' se, e quando, Schettino dette l'allarme generale e, poi, l'ordine di abbandono per i passeggeri e per l'equipaggio.

''Dobbiamo stabilire quali sono state le modalita' del disastro, prima e dopo l'urto – si spiega dalla procura di Grosseto – Ricostruire i tempi e' un passo fondamentale per sapere cosa e' successo davvero''.

La procura ha affidato l'incidente probatorio a un collegio di periti formato dall'ammiraglio di divisione Giuseppe Cavo Dragone che e' comandante dell' Accademia Navale di Livorno, dal contrammiraglio Francesco Carpinteri del Corpo delle Capitanerie di Porto, dal professor Enzo Dalle Mese, professore ordinario alla Facolta' di Ingegneria Informatica presso l'Universita' di Pisa e dal professor Mario Maestro, professore ordinario alla Facolta' di Ingegneria Navale presso I'Universita' di Trieste.

Un collegio da cui sono attese letture importanti degli apparati che compongono la 'scatola nera', tra cui i computer che hanno registrato rotta, navigazione e posizione in mare della nave. Tra i molti punti da chiarire c'e' quello, che costituisce un'altra colpa per Schettino, relativo alle mappe nautiche di bordo. Erano adatte o no a navigare sotto la costa del Giglio? Dalle testimonianze di due indagati parrebbe di no.

''Al momento dell'urto avevamo in uso una carta italiana non adeguata per la navigazione costiera'', ha detto nel suo interrogatorio Ciro Ambrosio, il vice di Schettino in plancia, co-indagato fin dal primo momento col comandante della nave. E anche un altro indagato, il terzo ufficiale Silvia Coronica, ha riferito la stessa problematica: ''Ogni 20 minuti rilevavo col mio radar la distanza dalla costa'', ma quando ''alle 21,30 circa siamo arrivati al punto di accostata a sinistra, cambiando carta nautica da 1:300.000 a quella da 1:150.000 dovevo fare il punto piu' frequentemente ma ho cominciato ad avere difficolta' a causa dell'inadeguatezza delle carte, di scala troppo grande. Ho cercato una carta nautica piu' dettagliata ma non c'era''.

La rotta prevedeva l'inchino vicino al Giglio. Al passaggio delle consegne ''la rotta tracciata, approvata dal comandante, prevedeva un inchino al Giglio – ha detto sempre Silvia Coronica, ancora sentita come teste – ed era tracciata sia sulla carta nautica, una carta dell'Ammiragliato inglese in scala 1:300.000 e una carta italiana di maggior dettaglio (1:150.000), sia sulla cartografia elettronica Ecdis''.

Dubbi sulle carte che si accompagnano a quelli su Schettino. Come quelli espressi dallo stesso Ambrosio, per esempio sulla necessita' di dare l'allarme generale: ''Disposizione ripetutamente sollecitata da noi li' presenti (a Schettino, ndr), in particolare da Bosio, Christidis e Pellegrini, fin quando Bosio e Christidis lo hanno preso sottobraccio esortandolo a dare l'ordine''. O perfino un problema di vista per Schettino stesso: ''Schettino porta gli occhiali per stanchezza'', ha anche detto Ambrosio. Ma ''quando aveva assunto il comando non li aveva con se' perche' li aveva dimenticati. Spesso mi ha chiesto di impostare la scala del radar perche' non ci vedeva bene''.