“Io arrestato per un calcio al sedere a mio figlio di 9 anni”

Pubblicato il 10 luglio 2012 9:57 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2012 10:00

disneyworldORLANDO – E’ stato arrestato a Orlando, in Florida, con l’accusa di aver preso a calci in faccia il figlioletto di 3 anni mentre era in vacanza a Disneyworld, ora Dario Napolitano si difende dalle colonne della ‘Stampa’ dicendo: “Non è vero, mio figlio di 9 anni ha fatto cadere il piccolo dal passeggino e io gli ho dato un calcio nel sedere”. E poi: “Non capivo cosa dovevo fare, c’era uno sceriffo di una crudeltà disumana. Mio cognato mi ha pagato la cauzione ma ora ci sarà il processo e difendermi costa troppo. Tornato a Napoli sono stato dipinto come il mostro di Epcot, non so cosa fare”.

Napolitano racconta la sua versione dei fatti: “Ero con mia moglie e i miei due figli, di 9 e 3 anni, dentro il gioco ‘Messico’ di Epcot. Mio figlio di 9 anni spingeva il passeggino, per errore ha messo il piede sul freno e il piccolo di 3 anni è caduto in avanti, sanguinando al volto. Mi sono arrabbiato e ho dato un calcio nel sedere al figlio di 9 anni, rimproverandolo molto anche perché il piccolo appena nato è stato operato per un glaucoma congenito bilaterale”.

“Pochi attimi dopo – continua Dario Napolitano – si è avvicinato un turista americano con la birra in mano, ha iniziato a rimproverarmi. Non parlo inglese ma in qualche maniera gli ho detto ‘Fatti i fatti tuoi che questo è figlio mio’. Stavo pulendo il volto insanguinato del piccolo. Immagino sia stato lui a chiamare gli agenti”.

Napolitano poi parla dello “sceriffo di una crudeltà disumana”: “Ci ha tenuto lì per quasi quattro ore. Ha interrogato me e mia moglie separatamente. Ha scattato delle foto al piccolo. Ha ascoltato i dipendenti di Epcot e quigfdndi mi ha separato da mia moglie e mi ha ammanettato. L’ho pregato di non farlo per evitare lo shock per i miei figli ma lui mi ha risposto “sono manette di plastica”. Me le ha messe a mani e anche ai piedi mentre una poliziotta all’improvviso afferrava mia moglie, sbattendola in terra. I miei figli gridavano, piangevano. Un trauma. E’ stato terribile, un autentico incubo. Anche perché non sapevo cosa stava avvenendo. Mi hanno fatto uscire da un’uscita secondaria e messo dentro un’auto della polizia, sotto il sole della Florida, dove sono rimasto per quasi sei ore”.

Poi un sospetto: “Secondo me la polizia di Orlando ha visto il mio cognome, ha visto che ero di Napoli ed ha pensato che fossi in qualche maniera collegato al presidente della Repubblica. Ha pensato di fare un gran colpo”.

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