Padova, Eleonora Bottaro rifiutò chemio e morì: genitori assolti da accusa omicidio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 dicembre 2017 18:40 | Ultimo aggiornamento: 1 dicembre 2017 18:41
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Padova, Eleonora Bottaro rifiutò chemio e morì: genitori assolti da accusa omicidio

PADOVA – La figlia Eleonora Bottaro, 17 anni appena, ha rifiutato la chemioterapia morendo di leucemia. Lei e i genitori erano seguaci del medico Hamer ed erano convinti che infusi di erbe e aspirina sarebbero stati sufficienti a combattere quel cancro che ha ucciso la giovane Eleonora.

Per questo motivo la procura di Padova aveva chiesto il rinvio a giudizio dei genitori per omicidio colposo, non avendola aiutata a scegliere cure adeguate. Un’accusa che però è stata rigettata dal gup che li ha assolti: Eleonora scelse liberamente di seguire il protocollo alternativo.

Enrico Ferro sul quotidiano Repubblica scrive che secondo la decisione del giudice dell’udienza preliminare, ogni persona, anche se minorenne, ha il diritto di scegliere se praticare o meno la chemioterapia, una facoltà che rientra nella libertà di cura. Un discorso che vale anche per Eleonora Bottaro, 17 anni al momento della diagnosi e 18 anni al momento della morte:

“I medici dell’ospedale avevano consigliato cicli di chemioterapia, ma i genitori si erano rifiutati categoricamente, optando per infusi di vitamina C e aspirina. Lino Bottaro e la moglie Rita seguono infatti la filosofia dell’ex medico tedesco Ryke Geerd Hamer, morto nel luglio scorso, secondo cui le malattie non sarebbero altro che una risposta dell’organismo a traumi psicologici irrisolti.

Nel caso specifico, per i due coniugi, la leucemia in Eleonora sarebbe insorta dopo la morte prematura del fratello Luca a soli 22 anni: il giovane nel 2013 venne stroncato da un aneurisma mentre si trovava in vacanza a Folgaria. Con questa convinzione, il normale percorso terapeutico è stato abbandonato e si è trasformato in un calvario, iniziato quando i genitori firmarono le dimissioni dal reparto Oncoematologia in nome della figlia minorenne.

Il comitato etico dell’Azienda ospedaliera di Padova si riunì e mandò una segnalazione al Tribunale dei Minori e i genitori di Eleonora arrivarono a perdere la patria potestà sulla figlia. La ragazza venne affidata anche alle cure di una clinica in Svizzera, ma già durante questo percorso travagliato il giudice si espresse introducendo il concetto di “patto terapeutico” tra paziente, parenti e medico curante. Un concetto ripreso ora dal gup nel momento di decidere sul rinvio a giudizio dei genitori.