Escort, Berlusconi indagato a Bari: “850 mila € a Tarantini per mentire”

Pubblicato il 19 Aprile 2012 - 08:32 OLTRE 6 MESI FA

Silvio Berlusconi (LaPresse)

BARI – L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi indagato a Bari nell’inchiesta che coinvolge l’ex editore e direttore dell’Avanti Valter Lavitola e l’imprenditore Giampaolo Tarantini. L’ipotesi di reato, secondo i pm, è di “induzione alla falsa testimonianza”.

Berlusconi, scrivono Carlo Bonini e Giuliano Foschini sulla Repubblica, avrebbe comprato il silenzio di Tarantini per 850 mila euro. Da qui, scrivono i pm, l’ex premier è stato iscritto nel registro degli indagati per aver “in concorso con Lavitola” spinto Tarantini a mentire “o comunque a non rendere dichiarazioni”.  A firmare l’accusa, con un’ipotesi di reato che prevede il carcere tra i due e i sei anni, è stato il procuratore aggiunto Pasquale Drago, lo stesso che qualche mese fa riteneva “infondata” la richiesta di carcere nei confronti dell’allora latitante Lavitola.

Decisivo, secondo Repubblica, nell’indagine è stato il ruolo delle intercettazioni: un “mastodontico archivio di ascolti dell’indagine madre su Tarantini e il suo giro di escort. L’indagine, come ricorda sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini, comincia a Napoli: “Era il 30 agosto quando l’imprenditore pugliese e sua moglie Nicla furono arrestati dai giudici di Napoli con l’accusa di aver ricattato Berlusconi. Lavitola – che al telefono con un’amica ammise di essere stato avvisato – era all’estero e sfuggì alla cattura. Secondo i pubblici ministeri Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio – confortati dal giudice che aveva accolto la richiesta di cattura – i tre avrebbero estorto 500 mila euro al Cavaliere: in cambio del denaro, Tarantini doveva dichiarare che Berlusconi era all’oscuro che le ragazze portate alle sue feste erano escort, così confermando la tesi sempre sostenuta dallo stesso Cavaliere. Le indagini successive dimostrarono che in realtà l’imprenditore veniva stipendiato con 20 mila euro al mese, che gli venivano pagate le vacanze e le scuole dei figli”.

Allora Berlusconi si difese raccontando di aver aiutato una “famiglia in difficoltà”, ovvero i Tarantini. Poco dopo Lavitola, già latitante a Panama, ricordava la tendenza dei Tarantini allo spreco e agli “investimenti” fuori misura.  Però i 500 mila euro di aiuto ai coniugi erano in realtà, secondo i pm, finiti in tasca a Lavitola. E quando i Tarantini furono scarcerati i pm scrissero: “Silvio Berlusconi aveva piena e indiscutibile consapevolezza della qualità di “escort” delle ragazze che gli erano state presentate da Gianpaolo Tarantini. E dunque non c’è dubbio che le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Tarantini davanti ai magistrati di Bari nel luglio 2009  risultano reticenti relativamente al coinvolgimento del premier e a tratti addirittura mendaci, determinando la consumazione del reato 377 bis posto in essere da Silvio Berlusconi”. L’induzione a mentire, appunto. Ovvero il reato per cui ora l’ex premier è formalmente indagato.