Fiat: quattro ore di sciopero anche nelle sedi Ferrari, Maserati e Cnh

Pubblicato il 2 Febbraio 2010 20:26 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2010 20:37

Riguarderà anche gli stabilimenti modenesi del Gruppo Fiat lo sciopero di quattro ore di domani 3 febbraio indetto dai sindacati Fim-Fiom-Uilm e Fismic contro il piano industriale “Piano Italia” presentato il 22 dicembre scorso.

A Modena e provincia sono previsti presidi davanti alla Ferrari Auto di Maranello (via Abetone) a partire dalle 5, agli stabilimenti modenesi di Ferrari Scaglietti (via Emilia Est), dalle 7, della Maserati Auto (via Ciro Menotti) dalle 7 e Cnh (via Pico della Mirandola) dalle 5 del mattino. Tutti i presidi – fa sapere una nota di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Fismic – si concluderanno intorno alle 9.30.

Delegazioni di sindacati e lavoratori saranno poi ricevute in Prefettura e in Provincia. «Nell’incontro con le autorità cittadine – precisa la nota – saranno ribadite le ragioni dello sciopero contro il piano industriale che prevede, tra gli altri, anche la chiusura di Termini Imerese, e per chiedere certezze sul ruolo futuro e la presenza su tutto il territorio nazionale della Fiat, e quindi anche per i 5.000 addetti degli stabilimenti modenesi del Gruppo. Fim, Fiom, Uilm e Fismic giudicano grave e inaccettabile che da un lato si proceda a ridistribuire dividendi agli azionisti Fiat e contemporaneamente si attivino le procedure di cassa integrazione per 30.000 lavoratori, oppure che si dichiari di avere molte liquidità in cassa e si continui però a ridurre il salario dei lavoratori non riconoscendo neanche in modo integrale le tredicesime del 2009».

«A tutto ciò – conclude il comunicato – si aggiunge il giudizio negativo sul piano industriale in cui si evince che la strategia che Fiat pensa di utilizzare per uscire dalla crisi è quella di chiudere alcuni stabilimenti ed effettuare licenziamenti di massa. Fiat non può pensare, dopo tutti gli aiuti pubblici ricevuti, di venire meno al ruolo sociale nei confronti dei propri dipendenti, chiudendo stabilimenti in Italia e investendo in quelli all’estero».