Giallo nel reggino, allevatore ucciso a Melito Porto Salvo

Pubblicato il 26 Gennaio 2010 - 23:49| Aggiornato il 27 Gennaio 2010 OLTRE 6 MESI FA

Un allevatore, Antonio Stillitano, di 53 anni, è stato ucciso in un agguato a Melito Porto Salvo, a pochi chilometri da Reggio Calabria. Stillitano, nel momento dell’agguato, era a bordo di un’automobile (una Fiat 600) guidata da una persona che dopo l’omicidio si è allontanata. La vettura, secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, sarebbe stata affiancata da un altro mezzo, forse una moto, dalla quale una persona ha sparato contro Stillitano con un fucile caricato a pallettoni. La morte dell’allevatore è stata istantanea. Sul movente dell’omicidio, al momento, non si esclude alcuna ipotesi.

Stillitano, secondo quanto hanno riferito i carabinieri, aveva precedenti per spaccio di droga. L’allevatore, in passato, aveva subito un altro agguato per il quale aveva riportato una lesione che non gli consentiva un uso normale delle gambe. La Fiat sulla quale viaggiava Stillitano nel momento dell’agguato era di proprietà dello stesso allevatore. I carabinieri avrebbero già identificato la persona che era insieme a Stillitano e che era alla guida della Fiat 600 e la stanno ricercando. L’uomo sarebbe fuggito nel timore di dovere riferire ai carabinieri i particolari dell’agguato di cui è stato testimone.

Secondo quanto riferito dai carabinieri, che stanno conducendo le indagini, Stillitano sarebbe stato contiguo alla cosca degli Iamonte, che ha il controllo delle attività illecite nella zona di Melito Porto Salvo. Si sta cercando adesso di capire cosa abbia potuto provocare la vendetta, forse maturata all’interno della stessa cosca, che ha portato all’assassinio di Stillitano.

Nessuna traccia, intanto, almeno per il momento, della persona che era insieme a Stillitano nel momento dell’agguato e che si è allontanata subito dopo. I carabinieri l’avrebbero già identificata, ma l’uomo, al momento, risulta irreperibile. Secondo quanto è emerso dalle indagini, la persona che era insieme a Stillitano guidava l’auto per conto dell’allevatore poiché quest’ultimo, a causa delle conseguenze dell’agguato subito alcuni anni fa, aveva difficoltà nell’uso delle gambe.