Attentato a Brindisi, il fermato confessa. “L’obiettivo era il tribunale”

Pubblicato il 7 Giugno 2012 0:04 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2012 1:42

BARI – L’obiettivo sarebbe il tribunale di Brindisi. Non quella scuola, non il preside, tantomeno Melissa Bassi. E non c’entra la mafia, le nuove Brigate Rosse o gli anarco-insurrezionalisti. Dietro le bombe di Brindisi solo una vendetta privata contro la giustizia, così dicono le ultime ricostruzioni.

E’ stato fermato dopo le 22, dopo un lungo interrogatorio, l’uomo sospettato di essere l’assassino di Melissa. Una lunga resistenza, poi ha ceduto. “Sì, quella bomba l’ho fatta io da solo. L’ho pensata e l’ho costruita”, ha detto durante la confessione. Una vendetta privata, è la pista seguita. L’uomo sarebbe di Copertino, Lecce, e avrebbe un deposito di carburante. Il procuratore di Lecce Cataldo Motta ha confermato: il nome è Giovanni Vantaggiato, 68 anni.

I motivi che avrebbero spinto l’uomo ad agire, sempre secondo le prime informazioni, non sarebbero legati al preside Angelo Rampino, come invece sostiene un’altra versione. Secondo una nuova ipotesi l’obiettivo sarebbe stato il tribunale di Brindisi che dista pochi metri dalla scuola Morvillo. Il movente sarebbe stata una sentenza di poche settimane prima dell’attentato. L’uomo, che aveva subito una truffa da oltre 300.000 euro in una fornitura di carburante, si sarebbe sentito vittima di malagiustizia poichè la giudice non aveva condannato tutti gli imputati.

Non sarebbe il primo attentato con esplosivo fatto dall’uomo. Ecco cosa scrive la Gazzetta del Mezzogiorno: L’attentato di Brindisi dello scorso 19 maggio potrebbe essere collegato ad un episodio analogo avvenuto quattro anni fa in un comune della stessa provincia. Secondo quanto apprende la Gazzetta del Mezzogiorno.it da fonti investigative anche in quella circostanza venne utilizzato un esplosivo azionato con un comando a distanza. La deflagrazione avvenne al passaggio della bicicletta condotta da un commerciante di carburante che rimase investito dall’esplosione: l’uomo rimase ferito in modo grave ma riuscì a sopravvivere.

Gli inquirenti sono arrivati all’uomo anche grazie al video girato dalla telecamera di sorveglianza di un chiosco davanti alla scuola in cui compare anche la macchina dell’uomo, una Fiat Punto. Notevole anche la somiglianza con il signore che si vede nel video. Ma altri indizi hanno insospettito chi indaga: alcune contraddizioni nel racconto e un dialogo intercettato con la moglie.

Secondo l’ipotesi della prima ora, l’uomo avrebbe agito come vendetta contro il preside dell’istituto frequentato da Melissa. ”Non ho nemici e di sicuro non ho come nemico nessun titolare di pompe della benzina”. Lo ha detto a Tgcom24 – riferisce un comunicato di Mediaset – il preside dell’Istituto Morvillo-Falcone di Brindisi, Angelo Rampino. Rampino ”smentisce le indiscrezioni secondo le quali sarebbe stato lui il reale obiettivo dell’attentato. Il preside, infatti – conclude Mediaset – passava in quel punto tutti i giorni alla stessa ora ma, proprio quel tragico sabato, era in ritardo”.

La porta blindata. La trasmissione Chi l’ha visto?, mercoledì sera, ha mandato in onda un’intervista a un dipendente della scuola. Il quale ha raccontato che circa un mese prima dell’attentato il preside ha voluto far installare una porta blindata nel suo ufficio all’interno dell’istituto. L’uomo non ha saputo spiegare il motivo.

L’attentato di Brindisi non è opera né della mafia né degli anarco-insurrezionalisti, specifica il capo della Polizia, Antonio Manganelli, rivelando che il giorno della tragedia “i detenuti della Sacra Corona Unita hanno fatto un telegramma di solidarietà alla famiglia di Melissa: un segnale specifico per dire noi non ci entriamo”. E anche per quanto riguarda la Fai “faccio fatica a immaginare” che sia opera loro un attentato così vigliacco”. “Arriveremo a chi è stato”, ha garantito il capo della Polizia.”Ho sentito molte sciocchezze”, ha proseguito il capo della Polizia nel corso del suo intervento alla Scuola di Polizia interforze, sull’attentato di Brindisi ricordando che la mafia “non è oggi in condizione di porsi in contrasto con lo Stato” né tanto meno si può parlare di Br risorte. “Ci troviamo a fare i conti con un’indagine che deve dare risposte – ha aggiunto – e quando sapremo chi è stato sapremo anche la matrice. E a chi è stato ci arriveremo”. “Noi lavoreremo ancora di più per scoprire i fatti – ha concluso – e fermare gli autori”.

Millequattrocento persone controllate e 32 perquisizioni fatte: questo il bilancio dell’eccezionale servizio di controllo del territorio disposto dal questore di Brindisi, Alfonso Terribile, all’indomani dell’attentato. L’attività – è detto in una nota – è svolta da “decine di equipaggi Volanti della questura supportati da altrettanti equipaggi del Reparto prevenzione crimine Puglia”, oltre cento uomini che, in coordinamento con i reparti investigativi, giornalmente presidiano la provincia di Brindisi. Gli agenti – è precisato – “presenziano all’ingresso e all’uscita degli studenti, monitorano persone e veicoli, osservano, attuano simultaneamente perquisizioni e posti di blocco, eseguono controlli mirati su soggetti di elevata caratura criminale, esercitano pressione su persone orbitanti organizzazioni criminali”. Il servizio ha consentito di denunciare 28 persone per reati contro il patrimonio e la persona e di arrestarne una.

Veronica Capodieci, la studentessa sedicenne rimasta gravemente ferita e dal 24 maggio scorso ricoverata al Centro ustioni di Pisa, è stata sottoposta ieri al terzo intervento chirurgico, anche questo superato bene. E quanto si apprende dal bollettino medico emesso dall’Azienda ospedaliero universitaria pisana. Con l’operazione di oggi, prosegue il bollettino medico, “si spera di ottenere la guarigione della maggior parte delle ferite e a breve, se le condizioni generali lo consentiranno, si avvierà per lei la fase riabilitativa, in attesa di un ultimo trattamento chirurgico di rifinitura”.