Cronaca Italia

Igor il Russo e quel documento alla Questura il 10 aprile: “E’ lui il serial killer”

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Igor il Russo, ricercato e sfuggito dopo l’omicidio del barista di Budrio (foto Ansa)

FERRARA – Continua lo scaricabarile su Igor il Russo, il killer scomparso dalla zona di Ferrara dopo aver ucciso il barista di Budrio. Fino al 10 aprile, quando arrivò un telex dai Carabinieri, alla Questura di Ferrara non era mai stata evidenziata la possibilità che l’autore della rapina ad una guardia giurata a Consandolo di Argenta (Ferrara) il 30 marzo, dell’omicidio del barista di Budrio (Bologna) Davide Fabbri e di quello, l’8 aprile, della guardia ecologica Valerio Verri a Portomaggiore (Ferrara), fosse la stessa persona. Né che questa persona potesse identificarsi in Igor Vaclavic, tutt’ora ricercato e dichiarato latitante anche con l’alias di Norbert Feher, secondo la polizia serba il vero nome.

Lo scriveva, riporta l’Ansa, a inizio giugno proprio la Questura in una nota inviata alla Procura ferrarese. La circostanza, osservava la Questura, veniva “tuttavia” ricostruita dai media in questi termini. Vaclavic, aggiungeva la stessa nota, era peraltro personaggio conosciuto dalla Polizia ferrarese, a seguito delle indagini sulla ‘banda Pajdek’, gruppo di stranieri accusati di alcune violente rapine in zona e dell’omicidio, nel 2015, del pensionato Pier Luigi Tartari, azione a cui Igor però non partecipò. Proprio per alcune di queste rapine su Vaclavic era pendente un’ordinanza di custodia in carcere e il “russo”, poi risultato essere serbo, era l’unico del gruppo a non essere mai stato rintracciato.

Nei giorni scorsi la Procura ferrarese ha intanto chiesto l’archiviazione di una denuncia presentata dai figli di Verri, difesi dall’avvocato Fabio Anselmo, sottolineando che nessun elemento investigativo faceva presagire concretamente la presenza del killer nella zona del Mezzano, dove per la famiglia della guardia ecologica bisognava interrompere i pattugliamenti come quello in cui fu impegnata la vittima. Già il 2 aprile, emerge però sempre dagli atti acquisiti dagli inquirenti, i Carabinieri di Portomaggiore avevano chiesto ai Pm di acquisire tabulati e posizione di un cellulare in uso a Vaclavic, sospettato per modus operandi e descrizione fisica per la rapina di una pistola a una guardia giurata, il 30 aprile a Consandolo. Nel richiedere il traffico telefonico i militari evidenziavano che l’arma con cui era stato ucciso il barista di Budrio aveva le stesse caratteristiche di quella rubata alla guardia di Consandolo.

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