Job sharing: se il padre si ammala il lavoro passa al figlio

Pubblicato il 18 ottobre 2011 8:55 | Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2011 8:55

ROMA – In caso di malattia, o comunque per un periodo di tempo limitato concordato con l’azienda, un lavoratore può scegliere di lasciare il proprio posto al figlio o alla moglie (o al marito). Così l’azienda non paga uno stipendio “a vuoto” e può contare sullo stesso numero di lavoratori. Il lavoro che passa di padre di in figlio, tradizione molto italiana, ha trovato una nuova veste e una nuova definizione: job sharing. Questa versione moderna sta diventando prassi in molte grandi aziende, l’ultima è la Luxottica: l’opzione job sharing può scattare anche nel caso un dipendente voglia lasciare temporaneamente il posto al figlio per avviare l’apprendistato e in questo caso possono essere coinvolti anche giovani degli ultimi anni della scuola superiore.

Non solo: la possibilità è aperta anche ai lavoratori in cassintegrazione di altre aziende che non perdono i benefici dell’ammortizzatore sociale e in più hanno la possibilità di rimanere nel mondo del lavoro. Job sharing significa anche accumulare una sorta di “tesoretto” di ore di lavoro: gli straordinari (a scelta del dipendente) non vengono pagati e in cambio si accumulano ore da usare come permesso in caso di maternità o paternità. Cosa offre in cambio l’azienda? Il rimborso di spese mediche specialistiche, o i libri scolastici per i figli, sconti sulla spesa e sulle bollette o, ancora, azioni della società.

Per ora il job sharing fa tendenza soprattutto nei grandi gruppi. Oltre a Luxottica c’è il caso Ferrero: in cambio della flessibilità l’azienda offre il rimborso di spese pediatriche, soggiorni estivi per i figli e contributi alle spese universitarie. Alla Kraft offrono congedi retribuiti, asili nido e aiuti allo studio, check-up gratuiti e cure termali. In Barilla  hanno creato una cassa malattia con i fondi dell’azienda gestita insieme al sindacato. Alla Tetra Pak ci sono contributi per le spese ospedaliere e una polizza infortuni, spese per l’istruzione e attività socio-culturali.