Jonathan Galindo come Blue Whale: non è vero ma ci credo. Corpo alle ombre a mezzo stampa

di Lucio Fero
Pubblicato il 1 Ottobre 2020 10:16 | Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre 2020 10:16
Jonathan Galin come Blue Whale: non è vero ma ci credo. Corpo alle ombre a mezzo stampa

Jonathan Galin come Blue Whale: non è vero ma ci credo. Corpo alle ombre a mezzo stampa

Jonathan Galindo come Blue Whale: non è vero ma ci credo. E’ questo il canone cui l’informazione quasi tutta si attiene.

Corpo alle ombre a mezzo stampa, è questo il comportamento standard della comunicazione su Jonathan Galindo, Blue Whale e non solo. Un non è vero ma ci credo esplicito, dichiarato, stampato.

PROVE ESISTENZA ZERO

Un quotidiano dei maggiori in Italia (ne omettiamo la testata perché così fan tutti i quotidiani e i Tg e via “informando”) così resoconta: “Prove e riscontri reali dell’esistenza di Jonathan Galindo non ne esistono, non ve ne sono”. Dunque Jonathan Galindo, l’uomo con il cappuccio, il diabolico compagno di web che soggioga,  irretisce e comanda adolescenti e bambini spingendoli a prove di morte, Jonathan Galindo che dal web si fa anche carne e ossa e va, chiunque sia, mascherato da Jonathan Galindo a minacciare sotto casa o in strada chiunque stia perdendo e portando al suicidio, Jonathan Galindo nessuno lo ha mai visto. Anzi, come riporta la stampa tutta “non esistono prove e riscontri” che esista davvero.

Però la stampa tutta su questa creatura priva di prove e riscontri di esistenza titola, racconta, descrive. Ipotesi e ricostruzioni e lampi di retroscena sulla terribile storia del bambino di Napoli giù dal balcone. Nessuna esitazione o misura da parte di stampa e tv e social (in questo caso per così dire a reti unificate) nel raccontare di Jonathan Galindo come di una entità fattuale, anzi come di un fatto della realtà. Nello stesso momento e negli stessi articoli in cui si scrive che, fino a prova contraria, Jonathan Galindo non esiste.

LA STESSA CONSISTENZA DELL’UOMO NERO

Jonathan Galindo ha sul piano dei fatti reali la stessa consistenza e realtà effettiva dell’Uomo nero, quello che nelle nenie arriva e si prende i bambini “un anno intero” (la Befana solo una settimana). L’intero sistema della comunicazione non si sognerebbe di titolare, raccontare, ipotizzare, allarmarsi e inquietarsi sul pericolo “Uomo nero che se li prende un anno intero…”. Però lo stesso sistema si ingegna con dovizia e voluttà nel titolare, ipotizzare, raccontare allarme e inquietudine per il periocolo Jonathan Galindo. Solo perché Jonathan Galindo è nome più esotico, brand più contemporaneo di Uomo nero?

JONATHAN GALINDO BLUE WHALE, CHI L’HA VISTO?

No, non è solo questione di brand, anche se il marchio conta. Quello Blue Whale era bellissimo, più ancora di Jonathan Galindo. Sulle tracce, inesistenti, di Blue Whale (anche qui riti di iniziazione-accettazione sul web che conducevano all’ultima prova, il suicidio) per mesi stampa, tv, social e gente in carne e ossa. Genitori preoccupati, articoli pensosi e allarmati, richieste di interventi.

Blue Whale, alla fine chi l’ha visto? Nessuno. Momenti di grande successo mediatico e di opinione per Blue Whale ma aveva il piccolo difetto che nella realtà nessuno si suicidava per Blue Whale (il difetto non esistesse traccia reale di Blue Whale era trascurabile). Qiundi Blue Whale è passato di moda. Ma sta reincarnandosi in Jonathan Galindo.

IL RACCONTO DEVE CONTINUARE

Lo show deve continuare dice una notissima massima dello spettacolo e allo stesso titolo il racconto deve continuare. Il racconto di entità oscure che minacciano, attentano, rapiscono, trasformano, posseggono. La fantasia e la mente umana amano questi racconti, tutti ne subiscono più o meno il fascino. Questi racconti hanno prodotto anche grande letteratura, grande poesia, grande arte figurativa ed ottimi film. E’ parte della psiche e della natura umana indulgere a tali liturgie del pensiero e dell’emozione.

Ma i film, i romanzi, i quadri non raccontano vampiri, demoni, sacerdoti della morte come cronaca vera. Lo fanno invece da qualche tempo i mezzi di comunicazione di massa. Mostrano di farlo perché preoccupati dal pericolo e solerti nell’avvertire. In realtà lo fanno metà per deriva e metà per calcolo. Deriva verso il pensiero magico disponendo sempre meno del timone della razionalità competente e calcolo del vantaggio in termini di like.

Di pericolo reale ce n’è uno solo: che qualcuno in carne e ossa leggendo o sentendo o cliccando di Jonathan Galindo e dei suoi fratelli decida di impersonarlo. Ma di questo i mezzi di comunicazione di massa si dichiarano incompetenti, anzi letteralmente irresponsabili.