Togliere figli a papà mafiosi e ‘ndranghetisti, criminali li battezzano in fasce

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Aprile 2014 - 15:17 OLTRE 6 MESI FA
Togliere figli a papà mafiosi e 'ndranghetisti, criminali li battezzano in fasce

Togliere figli a papà mafiosi e ‘ndranghetisti, criminali li battezzano in fasce

ROMA – Togliere i figli ai boss di mafia e ‘ndrangheta condannati perché questi dei loro figli fanno carne da crimine dalla nascita. I figli sottratti alla loro patria potestà, così come si fa già coi patrimoni, per spezzare la spirale ed evitare che i figli di mafiosi e ‘ndranghetisti ricalchino le orme dei loro padri. Finora è solo una proposta, estrema, avanzata dal renziano Ernesto Carbone che, dopo le norme sul voto di scambio, ha depositato in Parlamento una proposta di legge sulla patria potestà dei mafiosi. Il “deterrente” che Carbone vorrebbe introdurre troverebbe la sua ragion d’essere in una sentenza della Procura di Reggio che tolse i figli al boss De Stefano e nei racconti dei pentiti che riferiscono del cosiddetto rito della smuzzunata, ovvero il battesimo del figlio ‘ndranghetista che entra a far parte dell’associazione mafiosa quando è ancora in fasce.

Francesco Grignetti, sul quotidiano la Stampa, riporta le parole del pentito Giuseppe Scriva:

“Quando la moglie di uno “ndranghetista” di grado elevato mette al mondo un figlio maschio, quest’ultimo viene battezzato nelle fasce con la cosiddetta “smuzzunata” e, per il rispetto goduto dal genitore, entra a far parte dell’associazione sin dai primi giorni di vita. Percorrerà così tutta la gerarchia mafiosa e sicuramente sarà agevolato dalla presenza paterna all’interno della famiglia”.

A fare scuola poi la sentenza del Tribunale di Reggio che ordinò la decadenza della potestà genitoriale del capomafia Giuseppe De Stefano. Queste le parole della Procura:

La situazione dei figli di mafiosi costretti a subire come normali, complici le madri, esempi estremi di vita criminale è sicuramente una situazione ben più grave di quella qualificabile come semplice abbandono. […] la famiglia di ‘ndrangheta, funzionando come palestra di addestramento al crimine elevato a sistema di vita, cessa di essere una cellula educativa della società civile

Per questo il Tribunale dei minori decise di agire ravvisando in quell’educazione:

“Una forma di schiavitù che aliena i figli dalla vita normale e li prepara ad un futuro fatto di certa inclinazione criminale”.