Marco Pantani voleva uccidersi? Perito Franco Tagliaro: Volontà autosoppressiva

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Marzo 2015 13:28 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2015 13:28
Marco Pantani voleva uccidersi? Perito Franco Tagliaro: Volontà autosoppressiva

Marco Pantani voleva uccidersi? Perito Franco Tagliaro: Volontà autosoppressiva (foto Lapresse)

RIMINI – Marco Pantani probabilmente voleva farla finita: a dirlo è il perito Franco Tagliaro, incaricato dalla Procura di Rimini di fare chiarezza sulle cause del decesso del Pirata, avvenuto il 14 febbraio 2004 in un residence della città romagnola, dopo averlo autorizzato a ripetere gli esami sui campioni di sangue e urina conservati in laboratorio. Le parole di Tagliaro sono riportate dal Corriere di Romagna.

Scrive nella relazione Tagliaro: “L’evidenza dell’assunzione di quantità importanti” di uno dei farmaci “poco prima della morte rende assai verosimile, a nostro avviso, una volontà autosoppressiva di Marco Pantani nell’assunzione dei farmaci, pur non potendosi escludere del tutto un clamoroso errore in un incongruo tentativo di automedicazione”.

Pantani, secondo il perito, volle probabilmente farla finita: già intossicato dall’abuso di un antidepressivo, poco prima di morire avrebbe svuotato un altro flacone di farmaci e sarebbe deceduto comunque, indipendentemente dalla forte assunzione di cocaina.

Dalla concentrazione dei metaboliti, il professor Tagliaro evince – come già anticipato nelle scorse settimane – come causa principale del decesso un sovradosaggio di antidepressivi, ma elabora scientificamente “un’ipotesi motivata sulle modalità della morte”. Il perito conferma poi “la peraltro elevata concentrazione di cocaina nel sangue” come una “circostanza sostanzialmente occasionale”: “la morte sarebbe intervenuta verosimilmente anche in assenza di cocaina”, ma aggiunge che “l’assunzione di cocaina in quantità importantissime ha verosimilmente avuto un ruolo devastante nel manifestarsi e nello svilupparsi della sindrome depressiva e nella ‘compliance’ alla terapia farmacologica di Pantani”.

Il perito ritiene la ‘trimipramina‘, indicata per contrastare la depressione, correlata o meno alla cocaina ma aggiunge che “i pazienti devono essere attentamente controllati essendo presente il rischio di suicidio”. Per il tossicologo “i pazienti (o chi si prende cura di loro) dovrebbero essere avvertiti della necessità di monitorare e di riportare immediatamente al proprio medico l’insorgenza di comportamenti o pensieri suicidiari”.

La Procura sta predisponendo la richiesta di archiviazione della nuova inchiesta aperta a fine luglio 2014 sulla base di un esposto per omicidio presentato dalla famiglia, che ha già annunciato l’intenzione di opporsi a questa decisione.