Trapani, delitto di Maria: marito accusa la sua amante. I tre vivevano insieme

Pubblicato il 10 luglio 2012 13:19 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2012 13:30
Salvatore Savalli e Maria Anastasi

Salvatore Savalli e Maria Anastasi

TRAPANI – “Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti” gemeva la zia della povera Maria Anastasi, assassinata a colpi di piccone nelle campagne del trapanese prima di finire bruciata. La zia di Maria sbagliava: di mostri ce ne erano almeno due dentro quella casa, almeno così pensano anche gli inquirenti che hanno fermato ieri Giovanna Purpura, l’amante del marito di Maria, quel Salvatore Savalli considerato un mostro non solo perché tutti gli indizi, le menzogne, i passi falsi portavano a lui. Salvatore era un violento, un manesco, questo lo sapevano tutti.

Così come sapevano che si era portato l’amante in casa, imponendo la sua presenza alla moglie e ai figli. Ora che il castello di alibi e giustificazioni non plausibili è crollato, Salvatore, tratto in arresto quasi subito, ha accusato l’amante, Giovanna. E’ stata lei, ha confessato al Gip: “Ha prima colpito mia moglie con un piccone e poi ha cosparso il suo corpo di benzina appiccando il fuoco”. La povera Maria era al nono mese di gravidanza. Ora i due amanti si rimpallano la responsabilità: prima di essere accusata formalmente aveva ammesso di aver solo assistito all’omicidio e all’occultamento del cadavere.

Non parliamo di amanti diabolici, che magari tentano la disperata carta delle accuse reciproche per, alla fine, non incolpare nessuno. Qui il contesto ambientale suggerisce il delitto della bestialità incontenibile. Quella casa, doveva essere un inferno. Maria, la più debole, costretta ad accettare la presenza della rivale in casa sua senza che per questo restare immune  alle attenzioni del marito, che infatti la mette incinta. E’ un’amica, diceva Salvatore, avvezzo, come dimostrano gli interrogatori, a dire tutto e il contrario di tutto. Forse aveva letto da qualche parte le cronache del delitto di Melania Rea e, sulla scorta dell’alibi fornito dal marito Salvatore Parolisi, infatti si è inventato di primo acchito la favola della sosta in macchina per fare pipì, una passeggiata dietro i cespugli dalla quale non sarebbe più tornata. Sono stati i tre figli a smentirlo subito, aveva detto che erano presenti anche loro. Di più, li aveva convinti a sottoscrivere questa versione di comodo.

Fallita la prima, altra ignobile bugia. Di fronte alle contestazioni degli inquirenti, l’uomo ha cambiato versione e ha detto di essere andato nella campagna insieme alla moglie, che doveva incontrare il suo amante per interrompere la relazione extraconiugale che la donna aveva da tempo. Torchiata per circa 20 ore Giovanna Purpura aveva ammesso di essere uscita con Salvatore e la moglie con la Punto di lui: la confessione è agghiacciante, per un nuovo diverbio, il marito avrebbe tirato fuori dalla macchina Maria e aperto il portabagagli avrebbe tirato fuori la vanga con la quale l’ha ammazzata. Gli inquirenti le hanno creduto fino a un certo punto:  con il fermo di ieri accusano del delitto anche lei. E che il delitto possa essere stato premeditato lo conferma una testimonianza: il figlio tredicenne ha visto il trio partire con la Punto non prima di aver chiesto al padre cosa ci facesse con una tanica di benzina in mano. “Fatti i fatti tuoi” la brusca risposta. Lui, la madre e “quella” erano attesi da un destino segnato.