“Dissi dove trovare Bin Laden, voglio taglia da 25mln$”: italiana contro la Cia

Pubblicato il 12 settembre 2012 10:48 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2012 10:48
Osama bin Laden

Osama Bin Laden (LaPresse)

ROMA – “Ho detto alla Cia dove trovare Osama Bin Laden, ora voglio i 25 milioni di dollari della taglia”. Mary Pace, scrive Il Giornale, fa causa alla Cia e al Dipartimento di Stato americano e al ministero dell’Interno. La Pace avrebbe fatto una “soffiata” su dove si nascondeva Bin Laden già nel 2003 alla Digos di Frosinone e poi direttamente alla Cia nel 2010. Informazioni che alla Pace non sarebbero state riconosciute, per questo motivo tramite il suo avvocato Carlo Taormina ha esposto il caso al Tribunale di Roma.

Il Giornale scrive della Pace:

“La signora in questione è un personaggio che da un paio di decenni si occupa di intelligence e terrorismo internazionale ai massimi livelli. Un personaggio uscito dai romanzi di John Le Carrè: giovanissima infiltrata del generale Giovanni De Lorenzo (quello del piano Solo, per intenderci) nelle fila del Pci, custodisce da anni i segreti esplosivi di Guido Giannettini, l’ex superspia del Sid (il servizio segreto degli anni Settanta) già inquisito e assolto per la strage di piazza Fontana. Ques’ultimo, poco prima di morire, le avrebbe rivelato il luogo esatto dove si nascondeva, a suo dire, l’uomo più braccato del mondo”.

La confidenza dell’ex spia sarebbe stata ben precisa:

“La confidenza puntava a una riserva di caccia di circa trenta chilometri quadrati compresa tra le factories pakistane di Wah, Gadwal, Sanjval e Havelian, quest’ultima nel distretto di Abbottabad. Una soffiata millimetrica (se si considera che il Pakistan è grande quattro volte l’Italia) che Pace passò il 20 agosto 2003 a due ispettori della Digos di Frosinone che, a loro volta, girarono all’Ucigos a Roma”.

La soffiata finì nel dimenticatoio fino al 2007, quando la Pace scrisse un articolo per “Il Borghese” in cui raccontava la sua storia. Poi la Cia la contattò:

“Riscontrando indifferenza e ostilità, la Pace riesce a mettersi in contatto con la Cia sono nell’estate del 2010. A luglio un «referente» del centro di Langley si mette in contatto con la signora via posta elettronica e cellulare (tutto il materiale è agli atti). Dopo un’iniziale indifferenza lo 007 sembra parecchio interessato tanto che gli articoli e le analisi della Pace vengono descritti come «impressionanti». L’agente yankee le chiede le credenziali («dove lavora, che cosa ha scritto sul terrorismo») e le fa la più classica delle domande nell’oscuro mondo degli spioni: «Che cosa ci puoi dire che noi non sappiamo già?». Mary Pace spiega. Seguono altre mail (il 17 e il 26 luglio) per un ulteriore scambio di informazioni. A ottobre di quello stesso anno, le comunicazioni con la Central Intelligence Agency si interrompono. Gli 007 spengono improvvisamente il pc e attaccano la cornetta”.

Otto mesi dopo lo scambio di informazioni tra la Cia e la Pace il presidente Barack Obama annuncia il blitz in Pakistan del 2 maggio 2011 e la morte di Bin Laden. Lo trovarono in una villetta di Abbottabad, proprio nel distretto di quella soffiata italiana di anni prima. Ma un portavoce della Casa Bianca precisò che soffiate non ce n’erano state, quindi nemmeno la taglia sarebbe stata assegnata, mentre Leon Panetta, ed direttore della Cia, parla della spiata di un medico pakistano.  E allora la Pace inizia la sua personale “guerra”:

“«E le mie indicazioni, allora?» si chiede la giornalista. Parte così l’attacco giudiziario: l’avvocato Taormina cita in giudizio il Dipartimento di Stato Usa e il Viminale, rivendicando il diritto alla stratosferica taglia per la sua cliente. In contemporanea, negli Usa esce il libro «No easy day» con la versione ufficiale sull’assalto dei Navy Seals al compound scritto da un’ex testa di cuoio che racconta di aver sparato a Osama Bin Laden senza riconoscerlo e di averlo inchiodato a terra con una sventagliata di mitra. In una casa affollata di poliziotti e carabinieri la misteriosa Mary Pace non ha voglia di scherzare. Sarà stata una coincidenza, avrà tirato anche a indovinare, ma l’aver trovato l’ago nel pagliaio pakistano con sette anni d’anticipo l’autorizza a provare a battere cassa”.

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