Massimo Bossetti sapeva dal primo giorno che in cella c’erano microspie

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Febbraio 2015 23:14 | Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2015 23:14
Massimo Bossetti sapeva dal primo giorno che in cella c'erano microspie

Massimo Bossetti sapeva dal primo giorno che in cella c’erano microspie

MILANO – Massimo Giuseppe Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, si accorse sin dal primo giorno che nella sua cella c’erano le microspie. A dirlo è l’avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni, ospite in studio a “Matrix” su canale 5. Spiega l’avvocato:

“Un giorno quando sono stato in carcere Bossetti mi ha detto che avevano le microspie nella cella. E quando gli ho chiesto come fossero arrivati a scoprirlo mi ha detto che di notte, la stessa notte che sono state posizionate, sentivano un ronzio simile al rumore della ventola del computer, sono saliti sul tavolino, hanno aperto una grata e hanno visto le microspie. Le microspie sono state scoperte lo stesso giorno che sono state posizionate. Loro hanno fatto finta di nulla e hanno continuato a vivere normalmente sapendo che c’era questo ‘Grande Fratello’ che li ascoltava”.

L’avvocato ha ribadito che “fin dal primo giorno, Bossetti ha sempre detto che non confesserà mai questo delitto perché non l’ha commesso e andrà avanti fino in fondo, finché ne avrà le forze, per dimostrare la sua innocenza perché vuole che i suoi figli portino il suo cognome con orgoglio”.

“Per questo motivo – ha detto il legale – credo che la frase che è stata riportata su tutti i giornali, ‘non confesso per non colpire la mia famiglia’, non sia assolutamente attribuibile, anche per il senso, a Bossetti”.