Omicidio di Adele Mazza: l’assassino non era solo

Pubblicato il 13 Aprile 2010 20:49 | Ultimo aggiornamento: 13 Aprile 2010 20:49

Un assassino tradito dal suo stesso sangue e almeno due complici per sezionare in tanti pezzi il corpo della vittima: a otto giorni dalla scoperta di alcune buste di plastica con resti di Adele Mazza (49) – la teramana uccisa a Pasquetta – gli investigatori sono certi di avere identificato il primo, Romano Bisceglia, 57 anni, tossicodipendente, e sono alla ricerca degli altri.

Certo anche il movente, un litigio legato a motivi di droga: i due avevano avuto una relazione e continuavano a vedersi anche dopo la fine del rapporto, in quanto era l’uomo a rifornire di eroina la vittima. Per uccidere Bisceglia avrebbe usato corde di nylon e fili elettrici; poi avrebbe sezionato il corpo con un coltello piatto e una sega dalla lama piccola.

Ma in questa macabra operazione si sarebbe ferito e sarebbe stato aiutato da almeno altri due conoscenti, gli stessi che avrebbero collaborato a gettare i sacchetti con i resti umani in un fossato alla periferia di Teramo.

Bisceglia, arrestato su ordine del Gip per omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere, non parla e si è avvalso della facoltà di non rispondere quando ha cercato di interrogarlo, alla presenza del suo avvocato, il sostituto procuratore Roberta D’Avolio che coordina le indagini dei Ris di Roma e dei carabinieri del reparto operativo di Teramo.

Domattina comparirà davanti al Gip, Marina Tommolini, per l’interrogatorio di garanzia. Gli inquirenti sperano di poter raccogliere per allora ulteriori prove per indurlo a uscire dal suo mutismo. A “incastrarlo” come presunto assassino sarebbero proprio alcune macchie del suo sangue trovate dal Ris su un secchio che conteneva un braccio della vittima.

Resta ancora da chiarire se l’omicidio sia avvenuto in casa di Bisceglia – come sembra probabile – e dove è avvenuto il sezionamento del corpo. Nell’abitazione dell’uomo, condivisa con la convivente, sono state trovate almeno altre cinque macchie di sangue (una su un paio di anfibi dell’uomo, le altre tra vasca e pareti del bagno). Sono in corso gli esami del dna per verificare di chi siano.

Altro fatto certo è il giorno dell’omicidio: tarda mattinata-primo pomeriggio del lunedì di Pasqua: gli investigatori hanno accertato che alle 10:30 la donna era ancora viva, come hanno riferito alcuni testimoni.