Ordine dei giornalisti invia alle Procure i dati sui compensi ai free lance

Pubblicato il 20 maggio 2010 14:06 | Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2010 14:35

I dati sui compensi ai freelance, quelli che l’Ordine dei giornalisti in una sua inchiesta ha definito “i dati della vergogna” sono stati trasmessi a tutte le Procure generali della Repubblica dallo stesso Ordine perché “valutino se nelle situazioni emerse siano configurabili ipotesi di reato”. Dallo studio emergono compensi da brivido: 21 centesimi per ogni due righe da 58 battute l’una o articoli pagati con un “ricco” forfait di 2,58 euro a prescindere dalla lunghezza.

Il comitato esecutivo dell’Ordine, dopo l’incontro con il ministro Giorgia Meloni e con i parlamentari Antonio Borghesi, Elio Lannutti, Silvano Moffa e Vincenzo Vita, ha quindi deciso di trasmettere i dati alle Procure. “I parlamentari – spiega una nota dell’Ordine – hanno annunciato che predisporranno una proposta di legge finalizzata a condizionare l’erogazione delle provvidenze a vario titolo concesse dallo Stato agli editori al rispetto del lavoro dei giornalisti. Il ministro Meloni ha pubblicamente affermato che in questa azione di moralizzazione l’Ordine dei giornalisti ha il pieno appoggio del Governo”.

“La ricerca dell’Ordine, una inchiesta giornalistica che sarà pubblicata sul periodico del Consiglio nazionale, è già disponibile sul sito e verrà integrata con le ulteriori segnalazioni che stanno pervenendo”. “Appena la proposta sarà messa a punto, e prima della presentazione della stessa, i parlamentari si sono impegnati a incontrare, nella sede dell’Ordine nazionale, i giornalisti per un confronto finalizzato non solo ad illustrarla, ma a recepire ogni utile suggerimento. In quella occasione – spiega ancora una nota dell’ordine – sarà illustrata una diversa ricerca sulla vita dei fotogiornalisti, del contributo dei quali ci si ricorda purtroppo solo quanto immolano la loro vita – come è accaduto a Fabio Polenghi a Bangkok – per raccontare al mondo con le loro immagini quanto avviene. Emerge già dai primi dati che i fotogiornalisti sono vittime di abusi gravissimi e che molto spesso il loro lavoro non viene neanche retribuito con un centesimo di euro”.