Patente e libretto. Motorizzazione in agguato, nuova tassa, rischio caos

Pubblicato il 26 Ottobre 2014 13:55 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2014 13:57
Patente e libretto. Motorizzazione in agguato, nuova tassa, rischio caos

Angelo Sticchi Damiani: “Si fatica a capire un provvedimento del genere”

ROMA – Da lunedì 3 novembre chi guida un’auto non sua o della moglie o del padre deve comunicarlo alla Motorizzazione.

C’è qualcosa che non funziona: nessuno ne sapeva niente, se non fosse stato per alcuni siti internet, lo Stato si è ben guardato dal comunicare in modo adeguato, lasciando che i cittadini scoprissero il nuovo balzello dalla voce di un carabiniere o di un finanziere, mentre compilava il bollettino della multa, prima di annunciare il ritiro del libretto.

A meno che non si consideri esaustiva dell’obbligo morale civile e politico dello Stato di comunicare con i cittadini l’intervistina data il 25 ottobre all’Ansa da Maurizio Vitelli, direttore generale della motorizzazione.

La norma in sé stupida perché esistono ormai, grazie ai computer, mezzi più efficaci per scoprire intestazioni fittizie e auto aziendali o in leasing, il cui uso per il Fisco costituisce reddito, rischia di trasformarsi in un incubo se si pensa che si avrà a che fare con un ente pubblico che di sicuro è sotto organico e non è in grado di smaltire in poche ore le richieste dei cittadini.

Il sospetto che dietro la guerra all’evasione che evoca la sinistra memoria di Mario Monti si celi una nuova tassa è fondato. La comunicazione non sarà gratis. Alla domanda se la spesa sarà realmente di poche decine di euro il vice ministro Riccardo Nencini ha farfugliato:

“Stiamo lavorando su questo”.

Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci, ha commentato amaro:

“Si fa fatica a capire la ragione di un provvedimento del genere, sicuramente è una complicazione in più in un momento di difficoltà in cui c’è bisogno di semplificare le regole. Tutto diventa più vincolante e crea diversi disagi proprio ora che si cerca di promuovere anche con successo formule come il car sharing che si basano sull’utilizzo della stessa auto da parte di più persone. Spesso per i dettagli si perde di vista l’interesse generale”.

Alla fine qualcuno scoprirà che per scoprire un manipolo di evasori è stato necessario impegnare un esercito di controllori: forse si creerà occupazione a tempo indeterminato, ma per le casse dello Stato e quindi per i cittadini che pagano le tasse sarà solo una débacle. Molti di loro, nel frattempo, avranno dovuto pagare multe salate, perché si va da un minimo di 700 euro a un massimo di 3 mila.

L’incubo si materializzerà quando una pattuglia della Guardia di Finanza, dei Carabinieri o della Polizia vi fermerà e certamente per l’occasione i controlli saranno intensificati e magari anche appositamente incentivati.

La guardia chiede patente e libretto e è quasi matematico che per un lungo periodo l’automobilista alla guida di un’auto aziendale non sarà in grado di produrre bollini e adesivi chiesti dalla legge.

Poi c’è la potenziale trappola di quei casi in cui non è obbligatorio tenere a bordo il documento richiesto: attenzione, non gli credete, perché il giorno dopo dovrete presentarvi in caserma a mostrare le carte.

Intanto si possono immaginare le lunghe code e le lunghe attese alla Motorizzazione. Ma che senso ha?

Mezza Italia è in subbuglio anche perché le esenzioni riguardanti le famiglie non sono così semplici. Cosa succede tra marito e moglie, che notoriamente in Italia non portano lo stesso cognome? Tra madre e figli? E le coppie di fatto? E i gay? Si parla di “familiari conviventi” ma come si inquadrano i conviventi che non sono familiari?

Tutti si chiedono, i dubbi si intrecciano: dopo l’uscita delle prime notizie, il sabato sera ha visto molti amici impegnati a decifrare il nuovo mistero.

Partiamo da un dato di fatto, che il sito di Radio Savona Sound News porta con chiarezza:

“La circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 15513 inviata lo scorso 10 luglio a Regioni e Province Autonome, ministero dell’Interno, Aci e altri enti chiarisce sull’obbligo di annotare sulle carte di circolazione dei veicoli utilizzate da soggetti diversi dall’interstatario per periodi di 30 giorni. Ma va precisato che la norma non è retroattiva e che non si corre il rischio di sanzione nel caso di comodato familiare, quando cioè si utilizza la vettura di un genitore o di un fratello, purché si tratti di persone conviventi. Ma procediamo con ordine. posto di blocco polizia.

CAMBIO GENERALITÀ SU CARTA DI CIRCOLAZIONE – La circolare del ministero del 10 luglio riguarda l’articolo 94, comma 4-bis, del codice della strada, introdotto nel 2010 dalla legge 120 (articolo 12, comma 1, lettera a). In sostanza ci troviamo di fronte ad una regola introdotta ben quattro anni fa e che ha avuto bisogno di una lunga fase prima di vedere la sua applicazione. Nel dettaglio la norma stabilisce che gli atti «da cui derivi una variazione dell’intestatario della carta di circolazione ovvero che comportino la disponibilità del veicolo, per un periodo superiore a trenta giorni, in favore di un soggetto diverso dall’intestatario stesso, nei casi previsti dal regolamento sono dichiarati dall’avente causa, entro trenta giorni, al Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici al fine dell’annotazione sulla carta di circolazione». Dunque, se si utilizza per un periodo di 30 giorni una vettura altrui le generalità dell’automobilista, indicate ovviamente anche sulla patente, dovrà comparire pure sulla carta di circolazione. A meno che non si voglia rischiare una multa salatissima, dai 705 ai 3.526 euro.

ASSENZA DI RETROATTIVITÀ – Per mettersi in regola bisognerà dunque, come spiega ancora la circolare del ministero, «annotare sulla carta di circolazione e nell’Archivio Nazionale dei Veicoli (presso la Motorizzazione civile, ndr) i dati relativi agli atti posti in essere a decorrere dal 3 novembre 2014». In caso di omissioni scatterà la sanzione. Ma la norma non retroattiva. La circolare del ministero fa sapere che il mancato «aggiornamento delle carte e dell’Archivio nazionale dei Veicoli con riferimento agli atti insorti anteriormente al 3 novembre 2014» non dà luogo all’applicazione della multa.

AUTO AZIENDALI COINVOLTE – La norma del Codice della strada, inoltre, non si applica in tutti i casi di trasferimento di disponibilità. Sono esenti soggetti che effettuano attività di autotrasporto. Sono poi esclusi i casi di utilizzo da parte di un familiare. Sono invece coinvolti tutti i professionisti che utilizzano auto aziendali. In particolare, si legge nella circolare, «nel caso in cui l’intestatario della carta di circolazione conceda in comodato d’uso l’ultilizzo del proprio veicolo ad un terzo, per un periodo superiore ai 30 giorni, il comodatario ha l’obbligo di darne comunicazione al comentente UMC (ufficio della Motorizzazione Civile, ndr) richiedendo l’aggiornamento della carta di circolazione».

FAMILIARI ESENTATI – Invece «sono esentati da tale obbligo i componenti del nucleo familiare, purché conviventi. Nulla osta, tuttavia, che anche in tal caso possa essere richiesto l’aggiornamento della carta di circolazione; in assenza di specifico divieto, infatti, è da ritenersi che il comodatario ne abbia facoltà, ferma restando, in caso contrario, l’inapplicabilità delle previste sanzioni». Per generalità si intendono nome, cognome, data e luogo di nascita e luogo di residenza.

Anche il Messaggero di Roma fornisce ampi dettagli grazie a Giorgio Ursicino:

“Da lunedì 3 novembre scatterà infatti l’obbligo di comunicare alla Motorizzazione se si utilizza per oltre 30 giorni un veicolo non di proprietà, cioè se sul libretto di circolazione l’intestatario è un soggetto diverso (persona fisica o giuridica che sia) da chi guida.

In alcuni casi alla comunicazione segue l’obbligo di annotare sulla carta di circolazione stessa (attraverso un tagliando adesivo rilasciato dalla Motorizzazione stessa) il nome dell’utilizzatore, in altri non è necessario, basta conservare a casa (quindi non averla con sé nel veicolo) [ecco la trappola cui si accennava sopra] la ricevuta dell’avvenuta “comunicazione”.

Il provvedimento non fa eccezioni, riguarda tutti. È evidente, però, che la misura è finalizzata a mettere sotto i riflettori le auto aziendali o quelle a noleggio a lungo termine per le quali è facile risalire con precisione al periodo di utilizzo visto che c’è sempre una documentazione relativa.

Non coinvolge invece più di tanto i privati che quando si “prestano” la vettura di solito non aprono un dossier. Sono apertamente esentati «i familiari conviventi», ma non rientrano nel provvedimento anche tutti quelli che utilizzano la vettura in maniera non esclusiva. Chi trasgredisce rischia una multa di 705 euro e il ritiro del documento del veicolo, cioè della carta di circolazione.

Il cambiamento non è una novità, era previsto da tempo e riguarderà in ogni caso solo le situazioni che si verranno a creare dopo il 3 novembre. I comodati già in essere potranno venire registrati e comunicati, ma non c’è l’obbligo di farlo.

Tutto risale alla legge 120 del luglio 2010 che ha introdotto il comma 4-bis all’articolo 94 del Codice della Strada. A questa è seguito un Dm entrato in vigore nel dicembre 2012 che ha introdotto l’articolo 247-bis la cui applicazione è stata però rimandata «in attesa della realizzazione delle procedure informatiche indispensabili per dar corso ai provvedimenti amministrativi di aggiornamento dell’Archivio Nazionale dei Veicoli e dei documenti di circolazione così come prescritto dall’art. 94 del Cds».

La Motorizzazione ha dato il via libera con una circolare (la numero 15513) il 10 luglio, stabilendo che tutto fosse pronto per partire il 3 novembre. La norma è nata per motivi di ordine pubblico, per ostacolare le truffe e individuare con più facilità eventuali responsabili di incidenti ed infrazioni.
Evidenti anche le finalità fiscali poiché diventa più facile identificare chi utilizza un benefit e non lo dichiara.

Per il momento la norma non viene applicata ai veicoli nella disponibilità di soggetti che effettuano attività di autotrasporto come chi è iscitto al Ren o all’albo degli autotrasportatori, ha licenza per il trasporto di cose in conto proprio o l’autorizzazione al trasporto di persone con autobus in uso proprio o autovetture in uso terzi (taxi, ncc).

Sono esentati invece dall’obbligo di applicare sul libretto il tagliando con il nome rilasciato dalla Motorizzazione i dipendenti che utilizzano vetture aziendali o chi guida veicoli delle case costruttrici (basta la comunicazione).

I soggetti che possono concedere un veicolo in comodato sono il proprietario, il locatario in ipotesi di leasing, l’usufruttuario e l’acquirente nell’ipotesi di patto con riservato dominio.
Senza dubbio un consistente aumento di burocrazia (e relativi costi) in un momento di piena crisi in cui l’automobilista è particolarmente tartassato (il limite delle auto storiche verrà alzato da 20 a 30 anni con la perdita di consistenti benefici fiscali), le vendite sempre in difficoltà e i concessionari che continuano a chiudere”.

In questa prospettiva, appare quasi patetica e commovente la difesa del fa del provvedimento Riccardo Nencini, viceministro a Infrastrutture e Trasporti. Intervistato da Valeria Arnaldi per il Messaggero ha detto:

“Stiamo semplicemente applicando un articolo – il 94 comma 4-bis – del Codice della Strada, inserito nel 2010, che prevede per chi dia in locazione un veicolo per oltre trenta giorni l’obbligo di comunicare il locatore. All’epoca, l’articolo è stato scritto perché si erano verificati numerosi casi di intestazioni fittizie”.

La norma, però, obietta Valeria Arnaldi, interesserà anche prestiti “semplici” ad amici…

“Capisco che dal caso alto di anziani intestatari di decine di veicoli si può passare al dato di chi presta la macchina ad un’amica, ma ritengo che questo sia un caso limite, mentre le intestazioni fittizie erano un fenomeno di grande gravità. La norma è stata studiata a vantaggio dei cittadini, non per ledere la privacy o infilarsi in un pezzo di privato!”.