Ponte sullo Stretto addio: l’1 marzo scade il termine per l’accordo

Pubblicato il 28 febbraio 2013 20:42 | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2013 20:59

ROMA – Conto alla rovescia per il destino del Ponte sullo Stretto di Messina. Alla mezzanotte del 1 marzo scade infatti il termine per l’atto aggiuntivo tra la concessionaria Stretto di Messina e il contraente generale Eurolink (guidato da Impregilo) e se le due società non raggiungeranno un accordo, naufragherà con esso anche il ‘sogno’ del Ponte. Per ora, ha spiegato il ministro Corrado Passera, non ci sono stati ”segnali concreti” e ”quindi la scadenza andrà non rispettata”.

”In novembre abbiamo fatto un decreto legge che fissava le condizioni a cui si poteva tenere aperto il progetto” e ci si è dati 4 mesi (cioè fino al primo marzo) per riformulare l’accordo con il contraente generale, ha spiegato Passera: ma al momento, non essendoci alcuna novità, è improbabile che il termine venga rispettato e, di conseguenza accadrà quanto prevede la legge, cioè il contratto siglato nel 2006 tra Stretto di Messina e Eurolink decadrà. Anche perché il Governo ha deciso martedì di non prorogare il termine del primo marzo come invece richiesto dal contraente generale. Si sta quindi per abbassare il sipario su un’opera costata dal giugno 1981 (anno di costituzione della società Stretto di Messina) ad oggi circa 300 milioni tra ricerca e sviluppo, stato di fattibilità, progettazione e bando di 4 gare internazionali.

Un progetto che ha preso forma nel lontano 1968 (quando l’Anas bandì un concorso internazionale di idee per la realizzazione di un collegamento stabile tra Sicilia e continente), ma che si è concretizzato negli ultimi 10 anni, a partire dall’approvazione del progetto preliminare da parte del Cipe nell’agosto 2003. Un’opera ambiziosa (una campata unica da 3,3 km che ne farebbe il ponte piu’ lungo al mondo; con 6 corsie stradali e due binari), discussa e contestata: bloccata dal Governo Prodi nel 2006 (con l’esclusione del ponte dalle priorità del programma dell’Esecutivo), ma poi ‘resuscitata’ da Berlusconi nel 2008, fino all’avvio della progettazione definitiva nel 2010. Il 2 novembre scorso, pero’, il Governo Monti ha chiesto alle due società di recepire, attraverso un atto aggiuntivo, una serie di clausole tra cui la sospensione dell’opera per due anni senza che si debbano pagare all’appaltatore penali per i ritardi.

Una decisione contestata da Eurolink, che ha subito dichiarato il recesso del contratto e impugnato davanti al Tar l’opposizione della Stretto di Messina al recesso. Nel caso in cui domani non si arrivi alla firma, Eurolink sarà risarcita solo di alcune decine di milioni – si apprende da fonti ministeriali – per gli studi di fattibilità e le spese del progetto. Sulla vicenda, tuttavia, si aprirà un confronto in sede giurisdizionale. Mentre per la Stretto di Messina andrà fatto un dpcm per la sua liquidazione. Contro il rischio di uno stop al Ponte, in cui sperano gli ambientalisti, hanno alzato la voce ingegneri e architetti di tutto il mondo che ieri, con un’inserzione sulla stampa, hanno chiesto di non disperdere ”un patrimonio di conoscenze altrimenti impensabili”. Preoccupazione arriva anche dai territori coinvolti, per i quali ”la realizzazione del Ponte – ha detto l’assessore ai trasporti della Calabria Luigi Fedele – costituisce un passaggio cruciale per innescare un circolo virtuoso di crescita e occupazione”.