Reggio Calabria. Beni sequestrati alla ‘ndrangheta, duro colpo al suo “patriarca”

Pubblicato il 12 Maggio 2010 13:42 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2010 20:36

”Abbiamo colpito un vero e proprio ‘patriarca’ della ‘ndrangheta”. Lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, facendo riferimento al sequestro di beni per venti milioni di euro eseguito dalla Guardia di finanza nei confronti di affiliati alla cosca Alvaro della ‘ndrangheta.

Il ”patriarca” cui ha fatto riferimento il procuratore Pignatone è Domenico Alvaro, di 73 anni, uno degli esponenti di spicco della cosca di Sinopoli. Pignatone ha definito “l’azione di aggressione ai beni mafiosi uno dei pilastri fondamentali di contrasto alla ndrangheta ed alla mafia in genere”.

Secondo il procuratore di Reggio Calabria “Domenico Alvaro è stato uno dei garanti del mantenimento ‘dell’armistizio criminale’ a Reggio Calabria negli ultimi anni tra i De Stefano ed i loro avversari. L’inchiesta ha messo in luce la forte capacità di penetrazione degli Alvaro nell’accesso agli aiuti comunitari in agricoltura, giustificati dalla disponibilità diretta ed indiretta di grandi estensioni di uliveto. In un caso, l’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura ha corrisposto 300 mila euro agli Alvaro, ma crediamo non si tratti di un unico episodio, tant’é che le indagini, in questa direzione, sono ancora in corso grazie all’alta professionalità espressa dalla guardia di finanza”.  “E’ stato possibile ricostruire la rete degli interessi della cosca Alvaro – ha detto il comandante provinciale di Reggio Calabria delle fiamme gialle, colonnello Alberto Reda – riascoltando le intercettazioni telefoniche dell’operazione Virus, condotta nel 2009 dai carabinieri e coordinata dal pm della Dda di Reggio Roberto Di Palma. Le indagini che abbiamo sviluppato – sono state scannerizzate con un nostro specifico sistema software, che chiamiamo ‘molecola’, ed assemblate in maniera efficace, com’é dimostrato dal successo dei risultati”.