Atac Roma a un passo da fallimento. Senza 200 mln del Comune libri in tribunale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 luglio 2015 9:30 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2015 9:34
Roma. Atac a un passo da fallimento. Senza 200 mln del Comune libri in tribunale

Roma. Atac a un passo da fallimento. Senza 200 mln del Comune libri in tribunale

ROMA – Senza 200 milioni di aumento di capitale da parte del socio unico, cioè il Comune di Roma, l’Atac, l’azienda municipalizzata dei trasporti, è praticamente fallita. Lo dice l’ultimo bilancio certificato dal cda societario (lunedì 20 luglio): l’azienda si trova nella brutta condizione di dover intaccare il capitale minimo, senza soldi freschi siamo nella situazione regolata dall’articolo 2447 del Codice Civile per cui i libri contabili vanno portati in Tribunale. 

Il problema è che per effettuare il versamento il Comune ha bisogno di un via libera dal Ministero dell’Economia, di un decreto del Governo, mentre di tempo c’è n’è rimasto davvero poco. Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera fa il punto sul delicato passaggio societario.

Se non è la via del non ritorno, poco ci manca. Perché a quel punto, conti alla mano, anche l’ultimo velo cadrà- E al presidente Roberto Grappelli, che guida il Cda societario, non resterà altro da fare che convocare («senza indugio», sottolineano in azienda) l’Assemblea per la ricapitalizzazione della società.

Operazione indispensabile, a carico del socio unico, cioè del Comune, che dovrebbe mettere linfa fresca, sotto forma di quasi 200 milioni di euro, per tenere in piedi un’azienda falcidiata dal calo drammatico della produzione, da quello delle manutenzioni (risultato: un autobus su due resta nei depositi, altri si incendiano e vanno distrutti) e dal mancato incasso sulla bigliettazione.

Se il socio non si presenta all’Assemblea, oppure non viene deliberata la ricapitalizzazione, gli amministratori (l’ad, da due anni esatti, è il milanese Danilo Broggi) saranno obbligati a comunicare lo scioglimento della società (articolo 2484). Per carità, potrebbero (in teoria) anche non farlo. Ma, in quel caso, diventerebbero responsabili – anche in solido – per i danni subiti da società, soci, creditori e terzi. Situazione aggravata dal fatto che Atac è al 100% comunale. (Ernesto Menicucci, Corriere della Sera).