Roma, soldatessa si uccide nei bagni della metro Flaminio. Dietro il suicidio la fine della storia con il fidanzato?

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 18 Dicembre 2019 8:55 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2019 8:55
Roma, soldatessa si uccide nei bagni della metro Flaminio. Dietro il suicidio la fine della storia con il fidanzato?

Caterina Glorioso, la soldatessa suicida a Roma (foto da Facebook)

ROMA – Caterina Glorioso è la soldatessa che si è uccisa sparandosi un colpo con la pistola d’ordinanza nei bagni della stazione della linea A della metro Flaminio a Roma. Originaria di Vitulazio, in provincia di Caserta, la ragazza, 30 anni, faceva parte del Secondo Reggimento Pontieri di Piacenza ed era in servizio nell’Operazione Strade Sicure con la Brigata Garibaldi.

Come racconta Il Messaggero, in una lettera di 12 pagine, trovata in un cassetto nel suo alloggio alla Cecchignola, il motivo del suo gesto. All’origine ci sarebbe una storia importante chiusa da poco. La lettera è ora al vaglio del pm e del procuratore aggiunto Nunzia D’Elia che ha aperto un fascicolo in cui, come avviene in questi casi, si ipotizza il reato di istigazione al suicidio. 

“Le donne belle per davvero sono quelle felici”, scriveva Caterina sul suo profilo Facebook. “Si era lasciata con il fidanzato 4 o 5 mesi fa, ma era molto legata alla famiglia, al fratello e alla sorella e quel lavoro l’aveva scelto lei, lo amava. Incredibile che si sia uccisa”, racconta un amico a Il Messaggero.

“Ci lascia sgomenti la terribile notizia della morte di Caterina Glorioso, giovane militare in servizio nell’operazione “Strade Sicure”. Fratelli d’Italia esprime cordoglio e vicinanza ai suoi famigliari e all’Esercito Italiano”, scrive Giorgia Meloni in un tweet. 

“Esprimiamo cordoglio e vicinanza ai familiari della soldatessa che si è tolta la vita oggi a Roma – dichiarano i senatori del Movimento 5 Stelle della Commissione Difesa -. E’ il quarto suicidio in due anni di militari in servizio nell’operazione Strade Sicure dell’Esercito Italiano. Un fenomeno tragico e inaccettabile che richiede provvedimenti immediati da parte della Difesa a tutela del benessere del personale impiegato in questa come in tutte le operazioni, in Patria e all’estero. Una tematica da sempre al centro dell’azione politica del Movimento 5 Stelle che su questo ha condotto indagini conoscitive in Parlamento e proposto leggi sul sostegno psicologico militare”.

Dall’inizio del 2019, solo nel comparto forze armate, si contano 34 suicidi. “Ormai nelle caserme mancano quelle valvole di decompressione che una volta aiutavano a mitigare e dimenticare anche i problemi all’esterno – spiega Carlo Chiariglioni, presidente di Assomilitari, al quotidiano romano – l’empatia spesso declarata non viene sempre applicata”.

Fonte: IL MESSAGGERO.