Sabrina Misseri: “Non ho ucciso Sarah Scazzi, nessuno mi crede”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Luglio 2014 13:40 | Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2014 13:40
Sabrina Misseri: "Non ho ucciso Sarah Scazzi, nessuno mi crede"

Sabrina Misseri: “Non ho ucciso Sarah Scazzi, nessuno mi crede”

ROMA – “Non ho ucciso mia cugina Sarah, non chiamatemi assassina. Nessuno crede alla mia verità”. Sabrina Misseri, la cugina di Sarah Scazzi condannata per l’omicidio e da 4 anni in carcere, continua a gridare la sua innocenza.

Maria Corbi su La Stampa riporta il testo di una lettera che Sabrina scrive dal carcere alla sorella Valentina:

“«Non voglio più saperne di niente, scusami se non ti telefonerò ma non sto bene, questa botta non riesco a reggerla… Preferisco mollare piuttosto che continuare, qui dentro non uscirò mai, non vogliono credermi e non so più cosa fare. Non ce la faccio più… tutto ha un limite, sono un essere umano»”.

Dopo la condanna in primo grado, lo scorso giugno la Cassazione ha respinto il ricorso dei suoi legali, Franco Coppi e Nicola Marseglia, che avevano chiesto per Sabrina i domiciliari. Un altro colpo per la ragazza, che ha 26 anni:

“«Tutt’oggi pomeriggio ho riflettuto su questa cosa,non riesco a calmarmi, la Cassazione è stata sempre la mia speranza e adesso sto sprofondando nel buio»”.

Coppi cerca di darle speranza, ma per il legale, che segue la causa pro bono, non è facile:

“«Perché credo fermamente nell’innocenza di questa ragazza.È una cosa indegna di un Paese civile che un imputato sia pure accusato di un gravissimo delitto si trovi ristretto in carcere quando dopo 4 anni dall’inizio della custodia cautelare ancora non si conosce la data dell’inizio del processo di appello. Le scrivo spesso tentando di tirarla un po’ su. Ma è disperata, ha pensieri cupi povera figlia e sono molto preoccupato per lei. Spero che le permettano di vedere lo psichiatra che per lei in questi anni è stato un punto fermo»”.

Sabrina nella lettera scrive:

“«…Vivi con la paura di rimanere qua, con la paura che subito dopo l’appello mi trasferiscano…. Sono sola come un cane, lo psichiatra non lo posso vedere, la psicologa di prima non ce l’ho più… Non riesco a ragionare più, il male è più forte del bene, è inutile non si può fare niente. Non la vogliono la verità, deve essere come dicono loro… Tanto vale che mi mettano in croce come Gesù Cristo così sono tutti più contenti»”.

A pesare è quell’etichetta di assassina:

“«Non riesco a reggere più l’etichetta dell’assassina. Il vomito è aumentato per l’agitazione…perché devo subire tutto questo, non c’è mai una notizia buona, sono passati quasi 4 anni, ero entrata a 22 e adesso ne ho 26, e più si va avanti è sempre peggio. Ho bisogno di sfogarmi, sto talmente male con gli occhi, non sto vedendo bene. Mi è venuto mal di testa a furia di piangere, non riesco a calmarmi, mi stanno attraversando mille pensieri brutti… La verità è che non ci sarà giustizia, la giustizia non esiste. Sto male e qui ti rispondono stai tranquilla, male che vada con i benefici di legge esci prima, ma io il carcere non voglio farlo più innocentemente, credo che per poco riuscirò a sopportare, il mio limite è arrivato»”.