Sarah Scazzi: Cosima e Sabrina a giudizio per omicidio

Pubblicato il 21 Novembre 2011 10:02 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2011 13:16

TARANTO – Cosima Serrano e sua figlia Sabrina Misseri saranno processate dalla Corte di assise di Taranto con l’accusa di aver ucciso la quindicenne Sarah Scazzi il 26 agosto 2010 ad Avetrana (Taranto). Lo ha deciso il gup del Tribuale di Taranto Pompeo Carriere. La prima udienza si terrà il 10 gennaio 2012.  Sarà processo anche per Michele Misseri, accusato di soppressione di cadavere.

Le due donne sono accusate di aver sequestrato e ucciso Sarah il 26 agosto dello scorso anno. Quel giorno, secondo la procura, Sarah entrò nella loro villetta di Avetrana. I pm non hanno dubbi. Sabrina assalì Sarah, la piccola cercò di scappare. Sabrina e sua madre Cosima la raggiunsero in auto e la riportarono nella villetta in via Deledda. Poi il delitto. Strangolata con una cintura, Sarah morì in due minuti.

Dopo l’omicidio, sempre secondo la procura, le imputate diedero vita ad una farsa. Chiamarono in causa Michele, l’uomo di casa. E a lui affidarono il compito di far sparire il cadavere. Così, mentre il contadino era in campagna per gettare il corpo di Sarah nel pozzo, loro inscenarono la commedia della scomparsa. Fu proprio Sabrina a lanciare l’allarme e a sostenere fin dal primo momento che Sarah era stata rapita.

La tragica farsa resistette per 42 giorni, sino a quando Michele non confessò. Sembrava tutto finito la notte del 6 ottobre, quando ammise di essere l’assassino e fece ritrovare il corpo della nipote. Da quel momento, invece, l’indagine si è ingarbugliata con l’incriminazione di Sabrina e poi di sua madre, mentre sullo sfondo si alternavano le mille versioni di Michele. Lui stesso dopo aver accusato la figlia, è tornato a scagionarla, ribadendo di essere l’unico assassino. Ma i pm non gli credono.

”Me l’aspettavo ma sono io colpevole, lo dirò fino alla fine. Questa è la verita”’. Così Michele Misseri ha commentato all’uscita del Tribunale di Taranto la decisione del gup. “Non è vero che non mi faccio interrogare – ha proseguito Misseri rispondendo alle domande dei giornalisti – ho sempre chiesto di essere interrogato e non mi è stato mai concesso. Non ci sono prove ne’ su mia figlia ne’ su mia moglie. L’unica prova che avevo che sono colpevole era quella del compressore, lo si sapeva fin da novembre quando avevo detto di fare la richiesta per sequestrarlo. Lo hanno preso ad aprile-maggio, le prove se c’erano sono state tutte cancellate”.

Affiancato da Armando Amendolito, suo legale di fiducia, Misseri ha poi negato che in carcere, parlando con i famigliari si sarebbe precostituito un alibi e in favore di Cosima e Sabrina. ”Con mi moglie – ha dichiarato – ho detto la verità, come l’ho detto a Valentina (la figlia maggiore). Mia moglie mi ha detto: se dici la verità ti perdono, ma se non dici la verità allora è la stessa cosa che rimanere separati. Sembra che mi ha perdonato ma adesso che sta in carcere non penso che mi perdoneranno, perchè per causa mia loro stanno dentro”. Misseri ha aggiunto che durante la lettura del decreto che disponeva il rinvio a giudizio nei suoi confronti e dei famigliari ”non ho avuto modo mai di guardare negli occhi” Cosima e Sabrina, anche loro presenti in aula, aggiungendo che ”Sabrina stava piu’ nera di come è”.

Al termine dell’udienza preliminare per l’omicidio di Sarah Scazzi il gup ha invece assolto, perchè il fatto non sussiste, i tre avvocati giudicati con rito abbreviato. Gli avvocati sono Emilia Velletri, ex legale di Sabrina Misseri, accusata di concorso in soppressione di atti veri, Gianluca Mongelli, accusato di tentato favoreggiamento personale, e Francesco De Cristofaro, gia’ difensore di Michele Misseri, che era imputato di infedele patrocinio.

La Procura aveva chiesto la condanna ad un anno di reclusione per Velletri e De Cristofaro e sei mesi per Mongelli, oltre che sospensione dall’attività professionale per uguale periodo per tutti e, solo per Velletri, anche un anno di interdizione dai pubblici uffici. L’altro avvocato imputato, Vito Russo, ex legale di Sabrina, giudicato con rito ordinario, è stato prosciolto dall’accusa di tentato favoreggiamento in concorso con Mongelli e di soppressione di atti veri in concorso con Velletri. Sarà invece processato per un altro episodio di favoreggiamento personale e per intralcio alla giustizia.