Sarah, i rimorsi dello zio assassino: “Continuavo a sognarla. Mi diceva: zio, coprimi, ho tanto freddo”

Pubblicato il 8 Ottobre 2010 9:18 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2010 11:03

Sarah Scazzi

Gli inquirenti l’avevano detto: il ritrovamento del cellulare si Sarah Scazzi è stata quasi una mezza confessione da parte di un assassino pentito. I segnali di pentimento tormentavano Michele Miseri la notte. L’ha detto lui stesso ai carabinieri che l’hanno interrogato tutto il girono mercoledì 6 ottobre.

Il verbale è stato secretato, ma il contenuto, riportato da Repubblica, dice fin troppo: “L’ho sognata queste sere Sarah, due, tre volte di seguito: mi diceva zio coprimi, ho tanto freddo. L’ho sognata così tante volte che ora vorrei morire: non ce la faccio più, basta. Dovevo far ritrovare quel telefonino”.

Gli chiedeva di coprirla, Sarah, perché Misseri, dopo averla strangolata con una cordicella nel garage-cantina a due passi da casa sua, prima di gettarla in un pozzo-cisterna nelle campagne di San Pancrazio, l’aveva spogliata, e poi l’aveva stuprata, quando lei non poteva più opporre resistenza, neppure dire nulla.

Così, nuda, l’aveva gettata in quel buco nel terreno, che poi aveva ricoperto di foglie e sterpaglie. Gli investigatori dicono che senza la sua confessione non avrebbero mai trovato il corpo di Sarah.

“Quel giorno ero nel mio garage, come sempre. Aggiustavo il trattore che aveva avuto un problema. Ero molto arrabbiato, nervoso perché non riuscivo a metterlo in moto. Saranno state le 14,30 e ho visto Sarah che si è affacciata alla porta del garage”. L’ingresso è venti passi dalla porta di casa. La casa di Sabrina, la cugina-amica di Sarah, con cui la quindicenne quel pomeriggio aveva appuntamento per andare al mare.

Sarah era in anticipo. Si era affacciata dall’alto. “Mi ha detto che aspettava Sabrina, era leggermente in anticipo. Mia figlia era ancora in casa, l’amica Mariangela non era ancora arrivata in macchina. Le ho fatto segno di scendere. Non so che cosa mi è scattato, all’improvviso Sarah mi intrigava, è successo tutto in un momento”.

L’uomo ha provato a toccarla, forse le ha sfiorato il seno, e lei ha reagito: un’ipotesi avvalorata dall’ematoma sul braccio di Misseri. “Quel pomeriggio nel garage non so che cosa mi è scattato, lei mi intrigava. L’ho toccata, ha reagito. A quel punto ho perso la testa. Ho preso quella corda e ho stretto. Sarah è morta”.

Riguardo agli abusi, Misseri ha giurato che era la prima volta. Ma ieri in tv il fratello Claudio ha raccontato di aver saputo di precedenti molestie, anche se ai carabinieri non lo ha mai detto. Sarah sul suo inseparabile diario non aveva appuntato nulla. Ma c’è un particolare che potrebbe destare qualche sospetto. L’ha raccontato la mamma di Sarah, Concetta , il 29 settembre: “Sarah mi ha raccontato che lo zio le aveva regalato cinque euro in due occasioni, non chiedendole nulla in cambio ma facendole promettere che non avrebbe raccontato nulla né a me né alla zia”.

Dopo l’omicidio, racconta sempre l’uomo, “si è affacciata mia figlia Sabrina. Lei era in casa, non ha visto niente. Mi ha chiesto di Sarah, mi ha detto se la vedi dille che la stiamo cercando. È andata via. Sarah era accanto a me, morta. Poco dopo l’ho caricata nella mia Panda rossa, l’ho messa dietro, con una coperta e sono andato verso i terreni a San Pancrazio. Sono arrivato, non mi ha visto nessuno. Ho tirato fuori Sarah, l’ho spogliata: ho abusato di lei, è stato un attimo era nuda e l’ho presa. Soltanto in quel momento mi sono accorto di cosa avevo fatto”.

Ha bruciato i vestiti, maglietta e pantaloncini rosa, le infradito e la corda usata per l’omicidio. Ha gettato il corpo nella fossa- cisterna. “L’ho coperto con i filari del vigneto e sono andato via”.

Nessuno avrebbe trovato il corpo, nessuno avrebbe cercato proprio lì. Ma il telefonino ha indirizzato le indagini. “In quel periodo l’avevo portato sempre con me. Tre giorni prima del 29, se non sbaglio, lo avevo messo in una campagna nella speranza che lo trovaste voi. Niente. Allora ho pensato di darvelo io”.

Un primo passo dettato dai rimorsi. Fino alla confessione: Vi ho detto tutta la verità, ve lo giuro. Se volete vi porto anche in quel posto”. così, quel mercoledì srea, 42 giorni dopo la scomparsa di Sarah, Michele Masseri guida gli inquirenti in quelle campagne. Li porta fino al luogo dell’orrore.  “Scoprite, scoprite lì”, insiste lo zio. E lì, in fondo a quel buco nero, c’è il corpo nudo, abbandonato, ormai quasi decomposto di Sarah.