Scuola, diploma a 18 anni e non a 19. Ipotesi del ministero, sindacati contro

Pubblicato il 23 Marzo 2013 - 00:32 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – Ridurre da 13 a 12 anni  il percorso scolastico. Di fronte a quella che sarebbe l’intenzione del ministro Francesco Profumo i sindacati insorgono. “E’ una follia – spiega Domenico Pantaleo, leader della Flc Cgil – che non ha nessun fondamento logico e soprattutto partirebbe senza nessun confronto”. “L’avvio di una sperimentazione che rimette in discussione la struttura dei percorsi di studio, mentre ancora si sta completando l’attuazione di una recentissima riforma degli ordinamenti, non ci trova affatto d’accordo”, aggiunge Francesco Scrima, della Cisl scuola. Mentre l’Anief parla di “blitz del ministro Profumo”. “Un ministro dimissionario – dice Marcello Pacifico – non può allontanarci dall’Ocse, cancellare il tempo scuola garantito dalla Costituzione e far sparire altri 50mila posti”.

Il ministero comunque smorza le polemiche: “Semplici ipotesi che non verranno mai” rese operative da questo governo. Questa riflessione, pure necessaria e doverosa – aggiungono dal ministero – non è mai entrata e mai entrerà, tanto meno ora quando la legislatura è alle ultime battute, nell’agenda politica del ministro”.

Eppure qualcuno parla di due decreti pronti per la firma. Si tratterebbe di provvedimenti per avviare tre diverse sperimentazioni in una decina di scuole italiane. Qualche mese fa il ministro Francesco Profumo ha insediato una commissione per valutare la possibilità di accorciare il percorso scolastico e consentire ai giovani italiani di diplomarsi a 18 anni e non a 19 come avviene adesso. Lo scopo è quello di avvicinare l’Italia all’Europa e consentire ai ragazzi italiani di accedere prima al mercato del lavoro.

Le tre sperimentazioni riguardano tutti gli ordini di scuola. La prima prevede la riduzione da tre a due anni della scuola dell’infanzia anticipando l’accesso alla primaria a cinque anni. Seguendo questa strada il curricolo resterebbe di 13 anni, ma si andrebbe incontro agli inconvenienti derivanti dall’anticipo scolastico generalizzato, già stigmatizzato dalle maestre italiane. La seconda strada è stata definita dai sindacati un revival della riforma Berlinguer, che aveva approvato la riduzione del primo ciclo a sette anni. L’ipotesi è di ridurre a un solo anno la quarta e la quinta elementare oppure la prima e la seconda media.

La terza via prevede, infine, la riduzione delle scuole superiori a quattro anni, attraverso la riduzione in semestri del primo biennio della secondaria di secondo grado. A quel punto il percorso delle superiori verrebbe accorciato e gli studenti si diplomerebbero a 18 anni.