Sicilia. Un solo traliccio sotto sequestro blocca nuova linea elettrica (138 km)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Aprile 2015 14:11 | Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2015 14:11
Sicilia. Un solo traliccio sotto sequestro blocca nuova linea elettrica (138 km)

Sicilia. Un solo traliccio sotto sequestro blocca nuova linea elettrica (138 km)

ROMA – Sicilia. Traliccio sequestrato blocca tutta la nuova linea elettrica (700 mln). Basta il sequestro di un solo traliccio, su una nuova linea elettrica che dalla Calabria collega la Sicilia lungo 138 chilometri (in superficie e sottomarina tra Rizziconi, Reggio Calabria e Sorgente, Messina), per bloccare tutto il lavoro fatto da Terna per evitare i fastidiosi black-out isolani e soprattutto rifornirla di luce a costi più ragionevoli (in Sicilia produrre energia costa i 30% in più che nel resto d’Italia). Una vicenda tipicamente italiana raccontata da Claudio Del Frate sul Corriere della Sera.

Tutti hanno ragione: gli ambientalisti contenti perché il Gip di Messina ha confermato il sequestro del traliccio posto in area con vincolo paesistico (e che contestano il percorso dell’elettrodotto), il deluso costruttore Terna perché i sigilli sul traliccio 40 alle pendici del monte Raunuso, sponda siciliana, fanno ritardare il varo definitivo dell’opera che se non entra in funzione fa perdere perlomeno 600 milioni l’anno. Hanno tutti torto perché un cavillo burocratico legale su un pezzo di acciaio e cemento rende illusoria qualsiasi speranza di condurre in porto ogni singolo progetto. 

Gli ambientalisti riconoscono di aver vinto solo una battaglia e non la guerra: in effetti sono riusciti a bloccare l’opera pur essendo quei vincoli non esistenti al momento della cantierizzazione del progetto.

Eppure tutti gli enti interessati (Soprintendenza, Regione, comuni, ministero e via dicendo) avevano dato il loro ok al passaggio dei cavi sul monte Raunuso. E allora che cosa è successo? Che nelle more dell’iter burocratico (iniziato nel 2003) sui monti Peloritani sono entrati in vigore nuovi vincoli ambientali inesistenti quando si cominciò a disegnare l’elettrodotto. E in questa crepa si sono infilate le proteste degli ambientalisti, contrari all’opera per una serie di ragioni molto più articolate.

Tattica efficace, fin qui, perché il passaggio della corrente dal continente all’isola, programmato entro la fine del 2015, adesso rischia di essere rinviato sine die a causa dell’intoppo giudiziario del palo numero 40. Per sbloccare la situazione le strade sono due: o attendere l’esito del processo o presentare un ricorso in Cassazione per ottenere il dissequestro del traliccio. (Claudio Del Frate, Corriere della Sera).