Silvia Romano, egiziano tenta di intrufolarsi nel suo palazzo: “Sono un suo ammiratore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Maggio 2020 15:56 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2020 18:37
Silvia Romano, Ansa

Silvia Romano, egiziano tenta di intrufolarsi nel suo palazzo: “Sono un suo ammiratore” (foto Ansa)

ROMA – Un egiziano, che si è presentato come un ammiratore di Silvia Romano, ieri sera, quindi martedì 12 maggio, ha provato a intrufolarsi nel palazzo in cui la giovane cooperante milanese è tornata a vivere da lunedì.

Palazzo che si trova nel quartiere Casoretto di Milano.

Due agenti di polizia, nel primo pomeriggio di oggi, hanno effettuato un sopralluogo nell’appartamento al primo piano del condominio.

Secondo quanto racconta l’agenzia l’Ansa, la famiglia che abita nell’appartamento avrebbe infatti trovato dei cocci di vetro sospetti vicino a una finestra.

All’ingresso del condominio ora staziona una volante. (Fonte: Ansa).

Silvia Romano: “La conversione all’Islam? Avevo bisogno di credere in qualcosa, nessuno mi ha obbligata”

 “Avevo bisogno di credere in qualcosa, di conoscere le ragioni di quanto mi stava accadendo. Ho espresso la volontà di diventare musulmana. Ho recitato le formule e ho dichiarato che Allah è l’unico Dio. È durato tutto pochi minuti. Nessuno mi ha obbligata, è stata una mia scelta. E in quel momento ho scelto di chiamarmi Aisha”: Silvia Romano ha raccontato così agli inquirenti la propria conversione all’Islam durante i 18 mesi in cui è stata sequestrata tra Kenya e Somalia. 

La conversione è arrivata dopo cinque mesi di prigionia ed è avvenuta con una vera e propria cerimonia alla presenza dei carcerieri della giovane cooperante. 

“Volevo pregare e mi hanno messo il Corano scritto in arabo e in italiano. Mi hanno anche dato dei libri. Ero sempre da sola e a un certo punto mi sono avvicinata a una realtà superiore. Pregavo sempre di più, passavo il tempo a studiare quei testi. Ho imparato anche un po’ di arabo”, ha spiegato Silvia Romano. 

E a chiarire che la conversione sia una scelta comprensibile è anche la madre della giovane cooperante: “Chi non si sarebbe convertito dopo due anni passati così?”. 

Il Corriere della Sera riporta anche i dettagli della cerimonia, la shahada. Silvia ha recitato la formula e in quel momento è avvenuta ufficialmente la conversione: “Pregavo e guardavo video. Mi mettevano filmati su quello che accadeva fuori, li prendevano da Al Jazeera”.

Così, una volta liberata e arrivata alla sede diplomatica italiana a Mogadiscio, Silvia ha deciso di tenere gli abiti somali e la tunica che le copre il capo. 

Alla domanda se volesse cambiarsi, lei ha riposto di stare bene così: “Adesso mi chiamo Aisha, tornerò in Italia con questi vestiti. Continuerò a tenere il velo. Ne parlerò poi con mamma”. (Fonti: Il Corriere della Sera, Il Messaggero)