Spara 5 colpi alla moglie e scappa con la figlia. Preso uxoricida a Gela

Pubblicato il 11 Maggio 2010 - 10:16 OLTRE 6 MESI FA

Una volante della polizia

Notte di follia a Gela. Una guardia giurata, dopo l’ennesima lite, ha ucciso la moglie con cinque colpi di pistola sotto gli occhi della figlia, poi ha preso con sé la bimba e si è dato alla fuga. Ma solo dopo qualche ora la sua corsa è stata fermata dalle forze dell’ordine che hanno messo in salvo la piccola e hanno impedito all’uomo di togliersi la vita.

Sarebbe stata la gelosia a scatenare la tragedia familiare che si è consumata ieri sera, verso le 21, in via Cataletto, nel quartiere Olivastro di Gela. Nicola Incorvaia, 25 anni di professione metronotte, al culmine di un diverbio con sua moglie Emanuela Vallecchi, di 21, ha preso la sua pistola d’ordinanza calibro 7,65 e ha sparato cinque colpi ferendola a morte. La donna è stata colpita prima da due proiettili al braccio destro, alzato nel tentativo di ripararsi. Gli altri tre, mortali, al torace, sarebbero stati sparati mentre lei era a terra, vicino alla porta in un inutile tentativo di fuga. Sul pavimento sono stati trovati altri sette proiettili inesplosi. Dopo aver lasciato frettolosamente l’arma sull’asse da stiro, l’uomo ha preso la figlia di due anni e si è allontanato a bordo della sua auto.

Prima di scappare, ha raccontato per telefono l’episodio a suo fratello, metronotte anche lui, che a sua volta ha chiamato un amico di famiglia, un agente di polizia, in quel momento fuori servizio, che abita a Gela ma che opera nella zona di Agrigento. E’ stato lui a dare l’allarme ai colleghi e a rintracciare telefonicamente l’uxoricida che minacciava di uccidere la figlia e poi di suicidarsi. Il metronotte è stato intercettato e arrestato dopo qualche ora da una pattuglia della polizia mentre vagava per le campagne circostanti la città insieme con la figlioletta.

“Vieni a prendermi solo tu”, gli avrebbe detto al telefono. Incorvaia gli ha detto che si sarebbe consegnato solo se lo avesse raggiunto subito, in un podere di contrada Spina Santa, a pochi km a est della città, e se assieme alla polizia ci fosse stata la propria madre, “altrimenti – diceva – la faccio finita con mia figlia”. Fingendo che la moglie non era morta ma solo gravemente ferita, con probabilità di salvarsi, e promettendogli che gli agenti sarebbero andati da lui in compagnia della sua anziana madre, lo ha fatto desistere. Quando i poliziotti, coordinati dal vice questore aggiunto Domenico Demaio, sono arrivati il venticinquenne piangeva, stringendo la figlioletta tra le braccia.

Secondo le prime informazioni raccolte dagli investigatori tra familiari ed amici, i due coniugi erano sul punto di separarsi. A fare scattare la furia omicida sarebbe stata la gelosia, ma soprattutto la prossima separazione legale e il conflitto sull’affidamento della figlia della coppia. Incorvaia è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario mentre la bambina è stata affidata temporaneamente a una zia e ai nonni materni, in attesa delle decisioni del tribunale dei minorenni di Caltanissetta. Il cadavere di Emanuela Vallecchi sarà sottoposto ad autopsia su ordine del procuratore capo di Gela, Lucia Lotti, e del sostituto Monia Di Marco, titolari delle indagini.