Cucchi, il testimone: “Erano in tre a picchiarlo, ma non carabinieri”

Pubblicato il 18 Novembre 2009 16:43 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2009 16:43
Stefano Cucchi

Stefano Cucchi

Stefano Cucchi è stato picchiato da tre persone, «ma non erano carabinieri»: lo ha dichiarato ai pm romani lo scorso 3 novembre il cittadino del Gambia considerato il  “super testimone” dell’inchiesta sulla morte del ragazzo romano di 31 anni dopo l’arresto.

Il verbale di assunzione di informazioni è stato redatto con l’assistenza di un interprete: nel corso dell’atto istruttorio, gli inquirenti hanno riscontrato delle difficoltà proprio in merito alla traduzione, tanto da dover far ripetere più volte alcune circostanze relative alla ricostruzione dei fatti.

All’inizio del suo colloquio con i pm, il teste – si legge nel verbale – afferma di non ricordare che lui e Cucchi furono ammanettati insieme prima di essere portati a Regina Coeli, poi confonde la data del 16 ottobre con quella del 18, alla fine ricorda di essere stato con Stefano nella stessa cella.

«Era magro – afferma – la faccia carina, il cappuccio in testa». Quindi l’extracomunitario parla delle prime parole scambiate con l’italiano: «Lui dire me – traduce l’interprete – se ho droga, io dire “no, non ce l’ho”, e lui dire “io ce l’ho dentro”».

Descrivendo le modalità della presunta aggressione a Cucchi, l’africano inizialmente afferma: «L’hanno aggredito, gli hanno dato un calcio… carabinieri…». Poi, a domanda se siano stati i militari dell’arma, si corregge: «No – traduce l’interprete – gli accompagnatori… quindi sarà la penitenziaria».

Poi il ragazzo del Gambia afferma che, quando si trovava nella cella di sicurezza, prima di comparire davanti al giudice per l’udienza di convalida, Stefano Cucchi aveva «dolore fino alla punta del piede».

L’aggressione, per il testimone originario del Gambia, è avvenuta nel corridoio delle celle di sicurezza: «Lo stavano portando dalla cella, circa 20 minuti prima di andare dal giudice, lui era andato in bagno».

«Perdeva poco sangue dalla gamba, non ricordo se destra o sinistra – aggiunge il teste – mi diceva sempre che si sentiva male. Diceva “Mi hanno menato questi stronzi”».

Il detenuto aggiunge che «dalla piccola finestra ho visto che lo stavano picchiando e lui è caduto per terra. L’hanno messo in cella, è venuto uno di quelli, era gentile, gli ha dato una sigaretta».