Trento. Minacciò dipendente islamico (“Ti brucio vivo, ora c’è Salvini”): si pente ma “non lo riassumerei”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 luglio 2018 11:30 | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2018 11:30
Trento. Minacciò dipendente islamico ("Ti brucio vivo, ora c'è Salvini"): si pente ma "non lo riassumerei"

Trento. Minacciò dipendente islamico (“Ti brucio vivo, ora c’è Salvini”): si pente ma “non lo riassumerei”

ROMA – Un pentimento un po’ tardivo e chissà quanto sincero, il classico pentimento condizionato, mi scuso ma…  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Prova a difendersi l’imprenditore Samuele Povinelli che aveva minacciato un suo dipendente nordafricano di religione islamica gridandogli frasi come “ti brucio vivo, ora c’è Salvini” e altre perle dello stesso tenore (“ti faccio menare da Casapound, sai chi è Casapound”) tutte finite agli atti della denuncia perché registrate.

Ora Povinelli si dice pentito di averle proferite, si ritiene una brava persona senza appartenenze politiche e vittima di un raptus di rabbia causato dal comportamento, a suo dire, lavativo del dipendente. Quindi pentito sì ma “non lo riassumerei”. La controversia sarà decisa da un giudice del lavoro, Povinelli forse non ha ancora ben compreso che oggetto della esecrazione pubblica (si spera) non sono i fatti in sé, ma la sua reazione, violenta, intimidatoria e sulla base di pregiudizi razziali e religiosi.

“L’episodio è l’apice di una serie di problemi. Dopo una settimana di prova lo avevamo assunto regolarmente, ma lì sono iniziate le difficoltà. Faceva il ramadan e non beveva, noi gli dicevamo che non poteva lavorare tante ore senza bere, che una persona disidratata non può dare sicurezza al compagno con il rischio di far cadere entrambi”, spiega il titolare della lattoneria riferendosi al dipendente, che al datore di lavoro aveva chiesto di poter stare a casa in malattia.

“Il problema è che si è messo in malattia una settimana – prosegue Povinelli nel corso dell’intervista – poi ci ha garantito che sarebbe tornato, noi abbiamo preso un lavoro e lui dopo aver detto ‘ok, torno’ ha chiamato per dire che non stava bene. Ho avuto un raptus di rabbia, non ricordo nemmeno tutte le cose che gli ho detto. Sono pentito”.