Umberto I, spaccio di coca e furto di farmaci: il “dark side” del Policlinico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Luglio 2014 6:03 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2015 11:33

ROMA – Prima il furto massiccio di farmaci, poi lo spaccio di cocaina: è il “dark side” del Policlinico Umberto I, ospedale universitario fra i più grandi d’Europa, fra la Sapienza e Piazza Bologna. Indagando sui lati oscuri dell’Umberto I, i poliziotti hanno scoperto un mondo parallelo, illegale, di traffici fra corsie e camici bianchi.

Per aver rubato farmaci costosi e difficili da trovare sul mercato, sono stati arrestati in otto, c0n l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al furto e alla ricettazione. Una vera e propria banda, della quale facevano parte due “talpe”, secondo gli inquirenti Oliviero Bassi (52 anni) e Gianluca Mantini (32 anni), dipendenti dell’Umberto I e addetti al magazzino-farmacia. Per i pm erano loro a rubare i farmaci su richiesta di Giampiero Montanari (60 anni), impiegato di banca in pensione. Il figlio di Montanari, Lorenzo (31 anni), secondo l’inchiesta era il contabile della banda. Poi c’erano i corrieri, che secondo l’accusa erano Marco Maggi “Schumacher” (41 anni), Giorgio Manolo (40 anni) e Mahmoudi Abdelkerim (tunisino, 49 anni). Quello che è ritenuto il capo della banda è un pensionato ottantenne, pregiudicato per ricettazione, Mario Porzio, che tra l’altro è l’unico che finora è riuscito a sfuggire all’arresto.

L’organizzazione contava sulle falle nella sicurezza dell’Umberto I, una struttura che non riesce a sorvegliare un perimetro molto esteso e con mille ingressi. Con relativa facilità entrava in possesso di farmaci che valevano fino a tre mila euro a confezione. Gli inquirenti sono riusciti a recuperare merce per un valore di 400 mila euro, ma l’ipotesi dell’accusa è che la banda abbia rubato farmaci per un milione di euro. Del resto, nella refurtiva sono stati trovati farmaci per malati di tumore come il Tarceva, del quale una sola compressa costa 65,41 euro, o il Sutent, roba da 170,16 a pillola. Oppure medicinali per l’artrite reumatoide come l’Enbrel, del quale sono state rubate 350 fiale (costo: 80 mila euro), o l’Humira, 300 fiale del valore di 130.000 euro.

Le indagini, che sono durate più di un anno e si sono svolte grazie a intercettazioni, telecamere nascoste e appostamenti, sono aperte a più ipotesi, sulla destinazione dei medicinali rubati all’Umberto I: la pista più battuta è quella campana, ma è ritenuta possibile anche un giro internazionale, soprattutto Paesi dell’Est, oppure la vendita on-line. Non è escluso che alla banda e ai suoi interlocutori interessasse il principio attivo dei farmaci trafugati.

Il problema dei farmaci rubati del resto non riguarda solamente l’Umberto I: quando una cura contro il tumore costa 45 mila euro e i farmaci sono difficilissimi da trovare, lo squilibrio fra domanda e offerta non può passare inosservato a quegli attenti “analisti di mercato” che lavorano per le organizzazioni malavitose. È un gioco da ragazzi, rispetto ai rischi che si corrono con una rapina in banca, in gioielleria o a un tir, entrare di notte in un ospedale e rubare quella dozzina di confezioni che possono fruttare centinaia di migliaia di euro se rivendute nei paesi dell’Est. Negli ultimi 12 mesi sono stati registrati un centinaio di furti in Italia, un ospedale su 10 è stato “ripulito” durante la notte. In provincia di Modena le bande hanno piazzato due colpi a maggio: bottino da mezzo milione di euro.

Scrive Carla Massi sul Messaggero:

“E l’interesse è sempre per i farmaci-gioiello. Che hanno ormai trasformato il lavoro dei farmacisti negli ospedali. Magazzini diventati ormai dei bunker. Con i frigo come casseforti di una banca. E, d’ora in poi, ancora di più. Visto che i Nas e la Sifo (Società italiana di farmacie ospedaliere) hanno stilato un decalogo per prevenire i furti. Nella pratica significa, proteggere i luoghi dove vengono tenuti i farmaci con allarmi, telecamere a circuito chiuso, porte blindate, inferriate, serrature difficili da copiare e, chi può, anche una guardia giurata. Poche persone e ben selezionate potranno entrare nella farmacia. «Questo grande affare sui medicinali ha trasformato il nostro lavoro – commenta Laura Fabrizio presidente della Sifo -. Dovremo, per esempio, fare acquisti molto limitati. Vivere tra gli allarmi e controllare anche chi viene a portarci i carichi. Così, il personale esterno, non avrà la possibilità di venire a sapere cosa custodiamo nei nostri frigo e nelle nostre stanze. Percorsi diversi per gli esterni e chi viene da fuori».
Una volta, negli ospedali, erano gli oppiacei ad essere tenuti sotto chiave. Ma si trattava di furti da poco, robetta per lo smercio nelle vie sotto casa. Ora i prezzi sono talmente alti che nove nuovi prodotti arrivano sul mercato ma non vengono coperti dal servizio sanitario nazionale. E chi ha i soldi può pagarseli”.

Un fenomeno invece che sembra circoscritto (per ora) nel perimetro dell’Umberto I è quello dello spaccio di cocaina. Secondo pm e polizia che hanno indagato sul furto di farmaci, l’ospedale universitario sarebbe diventato una “piazza di spaccio” di polvere bianca. Protagonisti, stando alle accuse, gli stessi già sotto inchiesta per furto e ricettazione di farmaci, ovvero Oliviero Bassi e Gianluca Mantini, che sarebbero stati individuati in più occasione dalle telecamere piazzate dagli agenti. Nelle carte dell’inchiesta sono annotati alcuni episodi: alle 7.41, di buon mattino, del 31 gennaio 2013, Bassi viene ripreso mentre “mette sulla scrivania della polvere bianca, presumibilmente cocaina e l’assume”. Tre ore più tardi, alle 10.23, “Mantini Gianluca consegna degli involucri presi dalla tasca dei suoi pantaloni con all’interno presunta sostanza stupefacente del tipo cocaina ad un uomo con capelli bianchi e cappotto scuro”.

Spesso lo spaccio e il consumo di coca ha come “location” i bagni, dove le telecamere non arrivano. Ma non sempre. Riporta Sara Menafra sul Messaggero:

“Ore 9.30 Bassi Oliviero prepara una dose di cocaina sotto la cartellina della scrivania, ci strofina la sigaretta sopra e se la fuma; ore 10.04 Mantini Gianluca prende una dose di cocaina nascosta nella tasca del camice e si allontana verso il bagno; ore 10.25 Mantini dà una dose ad una persona in divisa del Policlinico; ore 11.20 Mantini prende una dose di cocaina nascosta nella tasca del camice e si allontana verso il bagno”. Non tutti i clienti, però, riescono a pagare quanto acquistato. Il 22 marzo, Mantini si sfoga con una terza persona a proposito di un ”cliente” che rifiuta di pagare. Mantini: “Per fortuna che si è sbloccata quella cosa….» e l’interlocutore: «Io l’ammazzavo, gliel’ho detto se ero io, te piavo qua fori e te piegavo in due… questo pia 8 piotte e te pare che te dà du pioitte a te? Questo i soldi non ce l’ha, questo lo devi piegà in due eh ma la coca gliel’hai data”.

Sempre sul Messaggero, Alessia Marani spiega perché l’Umberto I è impossibile da controllare:

“Prima del ridimensionamento, al policlinico venivano ricoverate fino a 3000 persone al giorno. Ancora oggi si stimano picchi di ventimila presenze giornaliere tra degenti, personale medico e paramedico, studenti, parenti dei malati, operatori vari. Un’attività frenetica la mattina che va stemperandosi a sera, quando gli 800mila metri cubi di edifici e i viali attorno diventano una sorta di spazio spettrale. «Lavoro qui da vent’anni – racconta un medico – e ancora non conosco ogni angolo di questa galassia dispersiva. C’è un senso di insicurezza generale e non mi stupisce che qualcuno possa approfittarne per gestire affari che nulla hanno a che vedere con la vita di un ospedale». «La notte è terra di nessuno», aggiunge una dottoressa”.