Yara Gambirasio, il criminologo: “Dna non basta a inchiodare Massimo Bossetti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Luglio 2014 19:35 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2014 19:35
Yara Gambirasio

Yara Gambirasio

BERGAMO – Omicidio di Yara Gambirasio, il dna non basta per inchiodare l’assassino, che sia Massimo Giuseppe Bossetti o qualcun altro. Ne è convinto il criminologo Luca Steffanoni, che in un’intervista al Sussidiario.net dice:

“Sono piuttosto preoccupato da questa tendenza che si sta diffondendo di affidarsi solo alle prove scientifiche in caso di indagini. Tra queste quella del dna è la prova più leggera, infatti sappiamo tutti che il dna è trasportabile da un corpo umano a un oggetto e così via. Ci sono stati casi di depistaggi fatti apposta con il trasporto del dna. Vien e n mente il cosiddetto killer delle mani mozzate che ha ucciso una anziana trasportando il dna che un estraneo aveva lasciato su dei mozziconi. Quei mozziconi lui li ha lasciati nell’abitazione dove aveva ucciso appositamente perché le forze dell’ordine risalissero a un’altra persona e non a lui. Fortunatamente questo soggetto venne filmato davanti a un supermercato che prelevava i mozziconi con una pinzetta da un cestino dei rifiuti, un atteggiamento certamente strano che ha insospettito gli inquirenti e mettendo insieme le due cose si è capito che il colpevole era lui”.

Steffanoni ammette che il dna è certamente uno strumento utile in una indagine, ma

“può venire da qualunque cosa: un compagno di lavoro del Bossetti ha avuto mille occasioni per trovare uno straccio da lui usato e quindi aver preso il suo dna. Non voglio difendere il Bossetti, ma le indagini vanno fatte a 360 gradi. Il dna può essere un aiuto ma intanto non ce lo possiamo permettere per tutti i casi per il discorso dei costi che sono spaventosi. Se per ogni omicidio facessimo la stessa cosa andremmo in bancarotta. Attendo invece che emergano altre prove perché se l’unica prova è il dna il processo non si potrebbe neanche fare. Poi certo, siamo in un paese di urlatori dove si condannano le persone prima dei processi e dunque…”.

Tra le piste che, secondo Steffanoni, andrebbero indagate più a fondo c’è quella di una vendetta nei confronti del padre di Yara, colpevole di aver commesso uno sgarro nei confronti di qualcuno legato al suo ambiente di lavoro. Per il criminologo questa pista è

“Più che attendibile, è una pista che dovrebbero esplorare gli investigatori più che il Bossetti che può solo stimolare a fare delle indagini. L’unica certezza che c’è in questo caso è che il delitto nasce nell‘ambito di cantieri, muratori e operai quindi il cerchio si stringe un po’, queste sono le uniche cose attendibili. E dunque che in quell’ambito ci possano essere state vendette o no si può indagare nel vissuto del padre di Yara”.

Intanto sui vestiti di Yara, in particolare sui suoi leggins, è stato trovato altro dna oltre a quello che ha permesso di risalire a Massimo Giuseppe Bossetti attraverso il suo defunto padre, Giuseppe Guerinoni. Si tratta di dna misto, cioè di più persone. Questo dna potrebbe significare che la violenza nei confronti della tredicenne di Brembate di Sopra (Bergamo) è stata commessa da più persone, o più semplicemente potrebbe essere del dna di qualche familiare ddi Yara.

 

(Foto Facebook e Lapresse).