Comunione ai risposati. Card. Kasper: “Dopo penitenza, di nuovo sacramenti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Marzo 2014 8:55 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2014 8:56
Comunione ai risposati. Card. Kasper: "Dopo penitenza, di nuovo sacramenti"

Il cardinale Walter Kasper (foto Lapresse)

ROMA – Una apertura importante sulla Comunione ai divorziati è stata fatta dal cardinale tedesco Walter Kasper. Rivedere la posizione tradizionale della Chiesa in materia di Comunone ai divorziati risposati

non è contro la morale né contro la dottrina ma piuttosto a favore di una applicazione realistica della dottrina alla situazione attuale”

ha detto il card. Walter Kasper a Paolo Rodari che lo ha intervistato per Repubblica:

“La Chiesa può trovare una nuova strada affinché un divorziato risposato, dopo un periodo penitenziale, venga riammesso ai sacramenti. La mia non è una posizione lassista, bensì che intende riconoscere come tramite la penitenza chiunque può ricevere clemenza e misericordia. Ogni peccato può essere assolto. Infatti, non è immaginabile che un uomo possa cadere in un buco nero da cui Dio non possa più tirarlo fuori”.

Paolo Rodari fa notare al cardinale Kasper una apparente contraddizione:

“Mentre scrive che occorre rafforzare la famiglia propone un approccio più tollerante verso le famiglie in difficoltà. In merito, pensa che la dottrina possa cambiare?

La risposta è doppia:

“La dottrina non può essere cambiata”.

Però:

“Tuttavia, a parte il fatto che esiste uno sviluppo della dottrina che va sempre tenuto in considerazione, e cioè l’evidenza che essa non è una laguna stagnante quanto un fiume che scorre, una tradizione che vive insomma, occorre anche distinguere bene fra ciò che è dottrina e ciò che invece è disciplina. Tutti i Concili ecumenici prima del Vaticano II hanno fatto questa differenza fondamentale, riconoscendo che la disciplina può cambiare quando le situazioni mutano. In merito ai divorziati risposati, ad esempio, fra il Codice del 1917 e il nuovo del 1983 ci sono sviluppi nella disciplina importanti. E, dunque, oggi si può ulteriormente fare nuovi passi in merito. Del resto è il Papa a chiedere dibattito, anche se c’è chi vuole fermarlo”.

Lo scontro è forte dentro le alte gerarchie, il muro ideologico dei vecchi preti è apparentemente invalicabile e Papa Francesco si muove con prudenza, un conto sono i pedofili, uno conto sono i divorziati.

Chiedere nuove soluzioni per i divorziati risposati è contro l’insegnamento della Chiesa?

“Non è contro la morale né contro la dottrina, ma piuttosto afavore di un’applicazione realistica della dottrina alla situazione attuale. La Chiesa non deve mai giudicare come se avesse in mano una ghigliottina, piuttosto deve sempre lasciare aperto il varco alla misericordia, una via d’uscita che permetta a chiunque un nuovo inizio”.

[…]

La Chiesa ha bisogno di più misericordia?

“L’amore è il centro del Vangelo e anche dell’Antico Testamento dove Dio placa continuamente la propria giusta e santa ira e manifesta al suo popolo, nonostante la sua infedeltà, la propria misericordia affinché abbia una nuova possibilità di conversione. Dall’Esodo ai Salmi il Dio dell’Antico Testamento è “misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore””.

Che fase si è aperta nella Chiesa con l’elezione di Francesco?

“Penso che si sia definitivamente aperta la fase della piena ricezione del Vaticano II. L’idea di una Chiesa povera per i poveri, infatti, tanto cara a Francesco, è già presente nei testi del Concilio, seppure per anni il tema sia stato poco sviluppato”.

Cosa pensa della rinuncia di Benedetto XVI?

“Con la rinuncia egli non è più Papa nel senso giuridico. Anche se io stesso, quando lo incontro, continuo a chiamarlo Santo Padre come è giusto che sia. Vedo oggi la sua rinuncia come un gesto molto umile. Dopo il Vaticano II abbiamo imparato ad avere nelle nostre diocesi i vescovi emeriti. E ora abbiamo imparato anche ad avere un Papa emerito a cui è subentrato a tutti gli effetti un successore. Anche nella società civile è così: un ex presidente della Repubblica, ad esempio, continua a essere chiamato “signor presidente” seppure non sia più in carica. Benedetto, poi, tutto vuole essere tranne che un secondo Papa. E, anzi, il rapporto che mi sembra si sia instaurato con Francesco è un esempio per tutti i vescovi su come ci si debba relazionare nei confronti dei propri predecessori e viceversa. Ho grande stima di Ratzinger e amicizia. Qualche giornale in passato ha giocato a contrapporci, mentre non ci sono mai state divergenze fra noi, soltanto accenti teologici in parte, ma mai del tutto, diversi. Tutto sono tranne che l’“alter ego” di BenedettoXVI”.