Divorziati, chi si pente merita i sacramenti. Rivoluzione Francesco viene da lontano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 ottobre 2014 7:00 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2014 14:19
Divorziati, chi si pente merita i sacramenti. Rivoluzione Francesco viene da lontano

Divorziati, chi si pente merita i sacramenti. Rivoluzione Francesco viene da lontano

ROMA – Divorziati. “Chi si pente merita i sacramenti”, rivoluzione Papa Francesco. La rivoluzione in Vaticano (dignità delle unioni gay, eucarestia ai divorziati risposati  civilmente) riguarda innanzitutto la sacralità dell’istituto del matrimonio. Il dibattito al Sinodo straordinario sulla famiglia promosso da Papa Francesco in qualche modo rende più facile il percorso legislativo (sembra che Renzi voglia accelerare) per tradurre in un quadro normativo coerente ciò che la società sperimenta da tempo, in particolare sulle unioni civili dei gay.

“Per me possono unirsi anche prete e perpetua, basta non chiamarlo matrimonio” si infervora il cattolico dell’Ncd Carlo Giovanardi, improvvisamente rimasto senza lo scudo protettivo della Chiesa fedele alla dottrina. Il punto è il matrimonio. Per questo è importante la testimonianza (raccolta dal Secolo XIX) di un presbitero italiano di 80 anni, Don Giovanni Battista Cereti, una vera autorità sul sacramento del matrimonio, nella prospettiva storica come nella sua riformabilità attuale.

E’ un suo libro del 1971 , “Matrimonio e indissolubilità: nuove prospettive”, riconosce Cereti, oggi rettore della Confraternita dei genovesi in Trastevere, che il card. Kasper (a capo dei riformatori nel Sinodo) ha presentato a Papa Francesco (a questo proposito, come contributo al dibattito, è utile rispolverare un altro agile volume di Giovanni Cereti del 2009 ha pubblicato “Divorziati risposati. Un nuovo inizio è possibile”)

Nessun peccato è così grave da non poter essere perdonato da Dio. E’ vero, il cardinale Kasper aveva letto questo testo, lo ha presentato a Papa Francesco e anche da qui è partito il dibattito nel concistoro di febbraio e nel sinodo per la famiglia in corso in questi giorni. La Chiesa dei cristiani fino al primo millennio accettava un secondo matrimonio, anche per chi non fosse rimasto vedovo.

Lo permetteva dopo un periodo di penitenza. Oggi il sinodo non resta attaccato a certi legalismi del passato, non mette al centro le regole, ma la persona e la sua dignità. E’il valore dell’uomo, più che quello delle regole, è una conversione di fedeltà al Vangelo, come era già nello spirito del Concilio Vaticano II. E alla fine, nella Chiesa, questa conversione preverrà. (Don Cereti intervistato da Giampiero Timossi per il Secolo XIX)

Il fronte rigorista, dentro e fuori la Chiesa, legge nella controversa “relatio post disceptationem” che condensa il lavoro del Sinodo prima delle deliberazioni finali, l’abolizione del peccato e della distinzione tra bene e male, la messa in mora della legge naturale, delle virtù della verginità e della castità: un affronto, specie per gli atei devoti. Quasi un manifesto, queste reazioni, di denuncia contro il Papa:

Ma soprattutto è alimentato ((lo scontro, ndr.) dalla posizione di certi ambienti laici fortemente contrari a Papa Francesco e a una Chiesa attenta ai problemi attuali e quindi più difficile da combattere per i suoi oppositori. (Don Cereti intervistato da Giampiero Timossi per il Secolo XIX)

 

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