Egitto: no stranieri gay, polizia può espellerli. “Interesse pubblico-religioso”

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Aprile 2015 12:48 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2015 12:48
Egitto: no stranieri gay, polizia può espellerli per "interesse pubblico-religioso"

Egitto: no stranieri gay, polizia può espellerli per “interesse pubblico-religioso”

IL CAIRO – In Egitto l’omosessualità non è ufficialmente fuorilegge ma la polizia può espellere gli stranieri gay e/o vietare il loro ingresso nel Paese. E’ quanto stabilito in una sentenza della Corte amministrativa egiziana che ha respinto un ricorso contro il ministero dell’Interno che nel 2008 espulse un cittadino libico omosessuale.

A presentare ricorso era stato lo stesso giovane lamentando di non poter tornare in Egitto per completare i propri studi presso l’Accademia araba per il trasporto marittimo: ma i giudici non gli hanno voluto dar ragione, creando un pericoloso precedente a sfavore di tutti gli omosessuali che vengono in Egitto per turismo o altri interessi. Prevale, secondo la corte egizia, la “tutela dell’interesse pubblico e i valori religiosi e sociali”.

In Egitto, Paese al 90% musulmano ma con istituzioni che la rivoluzione popolar-militare del 2013 ha evitato venissero islamizzate, l’omosessualità è un tabù e solo negli ultimi anni ci sono state aperture che ad esempio hanno portato a vedere personaggi gay nei telefilm. Formalmente, i gay non sono perseguitati in quanto tali ma un articolo della legge anti-prostituzione varata oltre mezzo secolo fa commina da tre a cinque anni di reclusione a chi “incita alla dissolutezza e all’immoralità”.

Il quotidiano filo-governativo Al Ahram cita attivisti per i diritti civili che denunciano come arresti e procedimenti a carico di uomini accusati di attività omosessuali sono “drammaticamente aumentati negli ultimi mesi”. Di recente sui media è stata accreditata la stima di almeno 150 arresti nel solo 2014, una cifra senza precedenti nell’ultimo decennio.

Un caso che ha destato scalpore negli ultimi mesi era stato quello di 26 egiziani accusati a dicembre di sesso gay in una sauna del Cairo: i fermati erano stati ripresi in tv mentre, seminudi, venivano portati via dall’hammam, il bagno pubblico, perquisito dalla polizia. Poi furono assolti in gennaio, ma la punizione mediatica era già stata inflitta. A novembre invece erano stati condannati a tre anni di reclusione (ridotti in appello a un anno) otto uomini apparsi in un video su Youtube che riprendeva una simulazione di nozze gay.

La più grande retata di omosessuali resta comunque quella del 2001 con 52 arresti sul barcone-discoteca “Queen Boat” sul Nilo (23 furono condannati). Anche se la magistratura si dichiara indipendente, gli attivisti sostengono che il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi abbia un buon ritorno di immagine dalla repressione dei gay: l’ex-generale si afferma come tutore della morale e dei valori religiosi nel momento in cui è impegnato a combattere la deriva terroristica dei Fratelli musulmani, la confraternita che – da capo delle forze armate – scacciò dal potere due anni fa ma che conserva una notevole presa fra l’altro nei settori religiosamente più conservatori.

In una nota Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center Italia ha chiesto al “governo italiano di esprimere una formale e dura condanna” della decisione della corte egiziana. “Ci aspettiamo una dichiarazione del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e una ferma presa di posizione da parte del Governo. Qui c’è in ballo la libertà di circolazione degli individui oltre che il rispetto dei più elementari diritti umani”.