Google, Corte Ue: “Usare marchi come parola chiave è lecito”

Pubblicato il 23 Marzo 2010 20:26 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2010 20:51

Per la Corte Ue Google non ha violato il diritto consentendo agli inserzionisti l’acquisto di parole chiave corrispondenti ai marchi di impresa dei loro concorrenti. I giudici europei hanno dato ragione al motore ricerca portato in giudizio da Louis Vuitton.

«Se un marchio è stato utilizzato come parola chiave, il suo titolare non può far valere nei confronti di Google il diritto esclusivo che egli trae dal suo marchio», scrivono i magistrati del Lussemburgo. In pratica, chiunque può acquistare da Google una parola chiave corrispondente ad un qualunque marchio per comparire negli ‘sponsored link’ del motore di ricerca.

Anche se non è il titolare ufficiale di quel marchio. Sono gli inserzionisti, e non Google, ad avere la responsabilità di pubblicizzare correttamente la propria merce, facendo capire all’utente che cosa vendono esattamente. Il proprietario del marchio può quindi «far valere il suo diritto nei confronti degli inserzionisti che, mediante una parola chiave corrispondente al suo marchio, fanno visualizzare dalla Google annunci che non consentono, o consentono soltanto difficilmente, all’utente medio di Internet di sapere da quale impresa provengono i prodotti o servizi indicati nell’annuncio».