Haiti, guerriglia per le elezioni: 90% degli edifici pubblici in fiamme, morte 4 persone

Pubblicato il 9 Dicembre 2010 8:37 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2010 10:43

Almeno quattro persone morte e una decina ferite: questo è il bilancio dei disordini ad Haiti, dove torme di sostenitori del popolare cantante Michel Martelly continuano ad assaltare uffici pubblici e a fare terra bruciata nelle strade, per protestare contro l’esclusione del loro beniamino dal ballottaggio presidenziale del 16 gennaio prossimo. Tre delle vittime si sono registrate a Les Cayes, circa 200 chilometri a sud della capitale Port-au-Prince: stando alla testimonianza di un ex senatore, Gabriel Fortune, una sarebbe stata falciata dalle raffiche sparate davanti agli uffici elettorali da ‘caschi blu’ senegalesi, mentre le altre due avrebbero perso la vita nell’attacco a un commissariato. Nella cittadina “il 90 per cento degli edifici pubblici sono stati dati alle fiamme, e gruppi di giovani hanno assaltato anche una banca e diverse case private”.

La quarta persona è rimasta uccisa invece a Cap Haitien, seconda località del Paese. Chiusi tutti gli aeroporti, dopo che la maggior parte delle compagnie avevano camcellato i voli da e per il Paese caraibico. “Manifestate, è un vostro diritto”, ha proclamato alla radio nazionale il presidente uscente, Renè Preval, il cui ‘delfino’ Jude Celestin si è assicurato l’ammissione al ballottaggio contro l’ex ‘first lady’ Mirlande Manigat per appena settemila voti su Martelly.

“Però”, ha proseguito Preval, il quartier generale del cui partito ‘Inite’ era poco prima stato incendiato, “non danneggiate le proprietà, pubbliche nè private. State fornendo una brutta immagine di Haiti”. Anche l’escluso si è però rivolto ai seguaci via radio: “Capisco la vostra rabbia”, ha dichiarato il cantante-politico, esprimendosi in lingua creola. “Protestare senza violenza e’ un diritto del popolo”. Martelly ha tempo fino al 20 dicembre per presentare ricorso contro i risultati del primo turno elettorale.

L’epidemia del colera, la ricostruzione del dopo-terremoto di gennaio, i disordini e le barricate dopo il voto di qualche giorno fa: è un intreccio ogni giorno più preoccupante quello nel quale si trova Haiti. Già quella di ieri 8 dicembre è stata una giornata ad altissima tensione a Port-Au-Prince, dove il quartier generale del partito al potere è stato dato alle fiamme, mentre qualche ora dopo il presidente uscente Renè Preval ha fatto un appello alla calma.

Al centro dei disordini ci sono i risultati delle presidenziali dello scorso 28 novembre, sulla cui regolarità seri dubbi sono giunti anche dall’ambasciata americana nel paese, il più povero dell’America Latina. Il candidato del partito del presidente Preval, Jude Celestin (22,5% dei voti) è arrivato secondo superato da Mirlande Manigat (31,4%), ma in vantaggio di solo 6.000 voti circa sul popolare cantante Michel Martelly. Migliaia di manifestanti, per la maggior parte giovani, sonoconfluiti verso il centro di Port-au-Prince, subito bloccati dalle forze della sicurezza, che hanno loro impedito di avvicinarsi al palazzo presidenziale. La protesta si è quindi sparsa in altri quartieri, mentre molti dei manifestanti innalzavano ritratti di Martelly, battendo le mani e cantando per esprimere il loro malcontento. Simile lo scenario anche nella citta’ di Les Cayes.

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