“Nakba” palestinese, feriti in 300. Finito sciopero della fame di 1600 detenuti

Pubblicato il 16 Maggio 2012 21:19 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2012 21:21
nakba

(Ap photo-Lapresse)

GERUSALEMME – Il 15 maggio per i palestinesi è la Nakba, l’evocazione della “catastrofe”. E’ il giorno in cui si commemora quella primavera del 1948 in cui iniziò l’esodo dei palestinesi, quella in cui venne proclamato lo Stato di Israele. Ogni anno viene versato del sangue nel giorno della Nakba.

Il 2012 ha segnato quota 300 feriti in Cisgiordania, come racconta Infopal: oltre 300 manifestanti palestinesi sono stati feriti nel corso delle marce. Mohammed ‘Eiyad, coordinatore della Mezzaluna Rossa locale, riferisce che gran parte degli incidenti sono avvenuti nei pressi del checkpoint di Qalandiya, barriera che separa Ramallah da al-Quds (Gerusalemme) e ‘Ofer, altro blocco ad ovest di Ramallah. 32 palestinesi sono stati raggiunti da proiettili di acciaio rivestiti di gomma, 38 sono stati feriti a ‘Ofer, una quarantina di altri manifestanti sono rimasti intossicati dal massiccio uso di gas lacrimogeni a Qalandiya e 184 negli scontri di ‘Ofer.

La Nakba, quest’anno, è stata celebrata ventiquattro ore dopo che un accordo mediato dall’Egitto e dall’Autorità nazionale palestinese ha messo la parola fine a un estenuante sciopero della fame ad oltranza di circa 1.600 palestinesi detenuti in carceri israeliane per reati legati all’intifada.

La notizia dell’intesa è stata accolta a Gaza con espressioni di tripudio, nella convinzione che i detenuti abbiano conseguito oggi una vittoria significativa nei confronti di Israele. Centinaia di dimostranti sono confluiti nella Piazza del Milite Ignoto, dove da settimane era stata allestita una tenda di solidarietà con ”la lotta dei prigionieri”.

Con l’accordo potranno ora riprendere – dopo una sofferta interruzione di sei anni – la visite dei familiari di primo grado ai reclusi originari di Gaza. La sospensione delle visite era stata imposta loro in seguito al rapimento a Gaza del militare israeliano Ghilad Shalit, e non era stata revocata dopo la sua liberazione, lo scorso ottobre.