Pedofilia, il Papa: “Per la Chiesa fatto terrificante, perdono non sostituisce giustizia”

Pubblicato il 11 Maggio 2010 12:05 | Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2010 12:41

E’ “realmente terrificante” come la Chiesa oggi “soffra per gli attacchi dal suo interno, dal peccato che esiste dentro la chiesa stessa. Il perdono non sostituisce la giustizia”. Lo ha affermato Benedetto XVI a proposito dello scandalo pedofilia rispondendo alla domande dei giornalisti durante il volo che lo ha condotto in Portogallo.

Elencando le “risposte che la Chiesa deve dare”, così come già prospettato nel messaggio di Fatima, il Papa ha citato “la penitenza, la preghiera, l’accettazione, il perdono che occorre dare, ma anche la necessità di giustizia, perché – ha spiegato – il perdono non sostituisce la giustizia”. Quindi “la conversione permanente, e le tre virtù teologali: la fede, la speranza, la carità”.

“Le attuali sofferenze della Chiesa, in conseguenza degli abusi su minori commessi da sacerdoti, fanno parte di quelle annunciate nel terzo segreto di Fatima. Oggi le più grandi persecuzioni alla Chiesa non vengono da fuori ma dai peccati che ci sono dentro la Chiesa stessa. Oltre alla missione di sofferenza del Papa, che in prima istanza possiamo riferire all’attentato a Giovani Paolo II – ha detto il Papa – nel messaggio di Fatima ci sono indicazioni su realtà del futuro della Chiesa”.

Ed è vero, ha aggiunto, che “oltre ai momenti indicati nelle visioni, si parla della realtà di passione della Chiesa. Ci sono sofferenze della Chiesa che si annunciano”. Benedetto XVI ha ricordato che “il Signore ha detto che la Chiesa sarà sofferente fino alla fine del mondo. E oggi questo – ha concluso – lo vediamo in modo particolare”.

Prima di partire per Lisbona Benedetto XVI ha rivolto alla nazione italiana, nel consueto telegramma di saluto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, una particolare benedizione “su quanti soffrono nel corpo e nello spirito”.

“Nel lasciare il suolo italiano per recarmi in Portogallo – si legge nel telegramma – mi è caro rivolgere a lei signor Presidente il mio deferente saluto e mentre mi accingo ad incontrare la comunità cattolica, le autorità e la gente di quel nobile paese, come pure i pellegrini, specialmente malati, che da tutto il mondo accorrono al santuario mariano di Fatima per trovare luce e speranza, invoco la benedizione del Signore sull’intera nazione italiana, in particolare su quanti soffrono nel corpo e nello spirito”.