Referendum in Sudan, verso la svolta secessionista del Sud cristiano

Pubblicato il 4 Gennaio 2011 16:34 | Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2011 16:34

A Nord i musulmani, a Sud i cristiani animisti: il Sudan potrebbe presto vivere una traumatica separazione. Sembra proprio questo il cammino verso cui si sta avviando all’atteso referendum in programma il 9 gennaio prossimo, tra le scintille di guerra innescate da tre grossi affari: religione, petrolio e acqua del Nilo.

Ad Abyei, il cuore petrolifero del paese, le tribù si confrontano ancora sulla scelta tra Nord e Sud. Il referendum di autodeterminazione del Sud è previsto dall’accordo di pace che nel 2005 ha posto fine nel Sudan a decenni di sanguinosa guerra civile tra Nord e Sud: un appuntamento cruciale che vede intrecciarsi interessi economici e contrasti interreligiosi. A testimoniare il clima di marcata incertezza, il ministro dell’interno di Khartoum, Ibrahim Mahmoud Hamid, il comandante generale della polizia sudanese, Hashim Osman Hussein, il governatore dello stato di Khartoum, Abdul Rahman Khidir, annunciano lo schieramento di 17.500 poliziotti negli stati del nord per garantire che il referendum si svolga nell’ordine e senza violenze, e affermano con energia che ognuno per le proprie competenze interverra’ contro turbative e disordini. Il ministro accusa anche parti che non indica di ”cospirare” contro il Sudan e garantisce che nessuno potra’ minacciarne la sicurezza. Dal canto suo la formazione che controlla i territori meridionali, l’Esercito per la Liberazione del Popolo Sudanese (Spla) rende noto di aver messo a punto le misure per rendere sicure le zone di confine tra sud e nord e con gli stati confinanti durante tutto il periodo del referendum.

Particolare attenzione, dicono i dirigenti del sud, sarà rivolta a evitare infiltrazioni (dall’Uganda) dei ribelli dell’Esercito per la Resistenza del Signore (Lra), che da anni terrorizzano popolazioni della parte meridionale del Sudan. Più confusa la situazione ad Abyei, centro petrolifero 800 km a sud di Khartoum, che nel maggio 2008 fu raso al suolo durante scontri epocali tra l’esercito sudanese, appoggiato dalla tribù Messiria e gruppi armati della tribu’ Ngok Dinka, in conflitto per contrasti decennali. Gli stessi contrasti si manifestano ora in occasione del referendum: il Nazir (capo tribale) Messiria, Mukhtar Babu Nimir, ha riconfermato – riferisce il servizio informazioni governativo Sudanese Media Center – che annuncerà l’appartenenza di Abyei al Nord se i Dinka dovessero confermare l’adesione del loro territorio al Sud. Un arbitrato della Corte Internazionale dell’Aja aveva annunciato nel luglio scorso l’assegnazione della città di Abyei al Sud, con un campo petrolifero e alcune aree di terreno, mentre al Nord erano stati assegnati vari altri campi petroliferi della zona.