Sudan, attivisti contro la legge islamica: “Stupro equiparato all’adulterio”

Pubblicato il 29 Ottobre 2010 13:07 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2010 13:14

Centinaia di donne nella regione sudanese del Darfur sono state violentate impunemente dall’inizio del conflitto nel 2003. Adesso una coalizione nata nel 2009, che si chiama Alliance 149, sta portando avanti una campagna di riforma della legge sulla violenza sessuale che equipara lo stupro all’adulterio. Lo scrive la stampa locale.

Nel codice di procedura penale sudanese ”nell’articolo 149 lo stupro è legato al reato di ‘Zina’ che riguarda le relazioni sessuali illecite, vale a dire quelle pre o extra matrimoniali”.

La legislazione prevede che ”la vittima dimostri la violenza sessuale portando quattro testimoni in tribunale per provare che l’atto è stato consumato senza consenso. In caso venga denunciato uno stupro senza tali testimoni, la donna, se è nubile, sarà condannata a 100 frustate, alla lapidazione invece se è sposata”.

”Una legge di riforma – dice Amro Kamal di Alliance 149 – sarebbe un successo per tutte le donne che vedrebbero finalmente separati il reato di stupro da quello di adulterio. Il codice criminale sudanese si basa sul diritto islamico della Sharia, ma il non distinguere tra reati sessuali e Zina è non islamico”.

Dal 2003 il conflitto nel Darfur ha provocato oltre 300 mila morti e più di due milioni di rifugiati. Le donne che abitano in quella regione, continua Alliance 149, vivono continuamente nella paura di essere violentate.

”Non è facile la condizione di una donna che ha subito violenza e magari ha anche avuto un figlio in seguito allo stupro – dice Mahbouba Abdur Rahman Ali, della ‘Women Empowerment Organisation’ – perché la comunità dove vive non accetterà né lei né suo figlio”.

”Il Sudan non è tra i firmatari della Cedaw, la Convenzione per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne, e questo crea un problema nel riformare le leggi che riguardano le donne, perché non cè’ un organismo che le tuteli” afferma una fonte dell’organizzazione ‘Family and Child Unit’.

Alliance 149 comunica che da gennaio la sua battaglia va avanti e di avere investito del problema ufficiali del ministero dell’Interno, forze di polizia, parlamentari e rappresentanti di partiti politici.

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