Su Wikileaks nessun documento su Fini. E se gli americani ‘proteggessero’ il presidente della Camera?

Pubblicato il 30 Novembre 2010 20:12 | Ultimo aggiornamento: 30 Novembre 2010 20:12

Il presidente della Camera Gianfranco Fini

Su Berlusconi Wikileaks ha pubblicato documenti su vari fronti: dai rapporti con Putin e Gheddafi agli scandali sessuali. E su Fini? Niente, zero. Questo è bastato a rilanciare un dubbio che da tempo Berlusconi e la sua cerchia di fedelissimi hanno: che Fini sia in qualche modo coperto dagli americani. La “protezione” statunitense mirerebbe, secondo questa ricostruzione rilanciata da Stefano Cappellini sul Riformista, a sostituire Berlusconi con Fini alla guida del centrodestra italiano. Riequilibrando così la posizione di Roma sull’asse atlantico, al contrario di quanto accade da quando Berlusconi ha privilegiato il rapporto con la Russia.

Nel Pdl non se parla apertamente. Bobo Craxi è l’unico a sbilanciarsi: “Probabilmente – sostiene Craxi – Fini è stato scelto come cavallo non dico dagli Stati Uniti, ma da ambienti americani che hanno interesse a spezzare una politica estera che Berlusconi ha condotto con eccessiva leggerezza, come nel continuo civettare con Putin. Fini rappresenta per loro quel che rappresentarono nel passato Spadolini o Giorgio La Malfa”.

E quali segnali ci sarebbero stati a sostegno di questa tesi? Cappellini ricorda un epsiodio del maggio scorso, in pieno scontro sul varo del ddl intercettazioni, il sottosegretario al Dipartimento di giustizia Lanny Breuer, a Roma, dice: “Non vorremmo mai che succedesse qualcosa che impedisse ai magistrati italiani di fare l’ottimo lavoro svolto finora: le intercettazioni sono uno strumento essenziale per le indagini”. Ma il dubbio più corposo riguarda l’affaire Santa Lucia. Berlusconi sarebbe convinto che furono i servizi segreti americani a fornire a Fini in tempi rapidi le informazioni di cui il presidente della Camera aveva bisogno per consegnare alla stampa la prima pubblica confutazione del presunto scoop caraibico, quello che attribuiva a Giancarlo Tulliani – tramite le società offshore registrate sull’isola – la proprietà del famigerato appartamento di Montecarlo. Non a caso questo proposito governo e maggioranza parlarono di complotto internazionale.

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