(Foto Ansa)
Sono stati tutti identificati i 116 feriti nell’incendio di Capodanno nella discoteca di Crans-Montana, 83 dei quali restano ancora ricoverati. Lo comunica la polizia del Vallese, precisando che gli svizzeri sono il gruppo più numeroso (68, di cui 21 donne e 47 uomini), seguiti dai francesi (21, con 10 donne e 11 uomini). Il numero iniziale di 119 feriti comprendeva tre persone che, nella notte di Capodanno, erano finite in ospedale per altri motivi.
Oggi della tragedia ha parlato anche Luigi Ciatti, padre di Niccolò, ucciso a 22 anni per le conseguenze di un pestaggio in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna, nell’agosto del 2017. “In questi giorni io e la mia famiglia ci siamo fortemente immedesimati in quello che stanno passando i familiari dei ragazzi coinvolti nel rogo di Crans Montana. Sono casi certamente diversi, ma mi è venuto subito in mente quello che è successo a mio figlio Niccolò”, afferma.
Ricorda poi che “nessuno degli addetti del locale intervenne per fermare l’aggressione” e sottolinea che “purtroppo la questione sicurezza, argomento che spesso sembra lontano dalla vita reale, invece è indispensabile e necessario. È un tema che riguarda tutti i Paesi, perché evidentemente non ci sono controlli sufficienti: l’interesse per la vita dovrebbe prevalere su quello per il profitto”.
A Scandicci, dove vive la famiglia Ciatti, il sindaco Claudia Sereni ha proclamato per venerdì 9 gennaio una giornata di lutto cittadino. “Le vittime di Crans-Montana sono i figli di tutti noi”, ha dichiarato, ricordando la ferita ancora aperta per “la perdita di Niccolò Ciatti, giovane scandiccese, la cui vita è stata spezzata a causa della mancanza di sicurezza nei luoghi del divertimento”.
