Fallito il blitz della Lega per la proroga ai balneari, cosa succede ora (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
La Lega ci ha provato di nuovo, ma ancora una volta senza successo. Al Senato il partito di Matteo Salvini ha tentato l’ennesimo blitz per prorogare le concessioni balneari, quanto meno nelle aree colpite da ondate emergenziali di maltempo (come Sicilia, Sardegna e Calabria) e in quelle – non meglio specificate – danneggiate dall’erosione delle coste. Un emendamento al decreto Ponte firmato da un nutrito gruppo di senatori è stato approvato in Commissione Ambiente, dove il provvedimento era in corso d’esame, ma non ha resistito alla tagliola della Commissione Bilancio, che delle proposte di modifica valuta, sulla scorta dei pareri del Mef, le compatibilità finanziarie. La norma non ha convinto i tecnici dell’Economia che, alla luce dell‘onerosità, hanno espresso parere contrario.
Fallito il blitz della Lega per la proroga ai balneari
La Lega aveva proposto che le concessioni balneari sarebbero rimaste in vigore fino al 30 settembre 2030 – o fino al 31 marzo 2031 se di fronte a difficoltà oggettive nelle gare – in caso di danni alla costa provocati dall’erosione e di “eventi meteorologici di eccezionale intensità” per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza. L’emendamento sanciva dunque una proroga di tre anni rispetto all’attuale scadenza delle concessioni fissata al 30 settembre 2027.

L’emendamento a prima firma Romeo stabiliva che “in ragione dei danni alla fascia costiera provocati dal processo di progressiva erosione della costa, nonché dagli eventi meteorologici di eccezionale intensità che hanno colpito in particolare il territorio della regione Calabria, della regione Autonoma della Sardegna e della regione Siciliana a gennaio 2026, per i quali è stato dichiaro lo stato di emergenza con delibera del Consiglio dei Ministri 26 gennaio 2026, al fine di incentivare immediati interventi di messa in sicurezza e mitigazione dell’erosione costiera, anche con investimenti privati a medio termine che consentano il regolare avvio delle attività turistiche estive”, le concessioni normate dalla legge del 5 agosto 2022, n. 118, “possono continuare ad avere efficacia fino al 30 settembre 2030, ovvero fino al 31 marzo 2031” in caso di contenzioso o di difficoltà oggettive ad indire le gare.
Veniva posto come condizione che “l’ente gestore e il concessionario, con appositi atti aggiuntivi all’atto di concessione, individuino gli investimenti indifferibili e necessari per assicurare il ripristino delle aree demaniali, il recupero dei beni danneggiati e la continuità dei servizi anche in considerazione dell’esigenza di garantire idonee condizioni di sicurezza agli utenti, e che il periodo di ammortamento di tali investimenti ecceda, rispettivamente, il termine del 30 settembre 2027 ovvero del 31 marzo 2028″.
Le disposizioni si sarebbero dovute applicare “anche alle concessioni interessate da ulteriori dichiarazioni dello stato di emergenza adottate ai sensi della legislazione vigente entro il termine del 30 settembre 2027 ovvero, nelle ipotesi di cui all’articolo 3, comma 3, della legge n. 118 del 2022, del 31 marzo 2028”.
Cosa succede ora, gare inevitabili
La bocciatura è stata decisa per ragioni di bilancio ed anche di opportunità. Le spiagge italiane sono infatti beni pubblici gestiti però dagli stessi operatori che si tramandano le licenze generazione dopo generazione. La Direttiva Bolkestein dell’Unione Europea chiede che queste concessioni vengano messe a gara. L’Italia ha però ignorato quanto chiesto prorogando queste licenze per anni. Questa operazione ha portato ad accumulare un numero cospicuo di procedure d’infrazione e sentenze della giustizia amministrativa.
Ogni nuova proroga, anche se motivata da emergenze climatiche, sarebbe stata letta da Bruxelles come un ennesimo tentativo di aggirare gli impegni presi. L’Italia avrebbe così rischiato multe salatissime o, cosa ancor peggiore, il blocco dei fondi del Pnrr. Ogni rinvio è ormai considerato illegale e il Governo lo sa. Per questo le concessioni verranno messe definitivamente a gara.
Per Pd e M5s è “l’ennesima figuraccia della destra”
Dopo la tagliola decisa dalla Commissione bilancio, il Pd ha parlato di “ennesima figuraccia della destra” sulla pelle delle imprese. Il Movimento 5 Stelle ha invece commentato che si tratta di “una lunga serie di giravolte” su una delle questioni più controverse degli ultimi anni, che è costata all’Italia una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea per la mancata applicazione della direttiva Bolkestein.
Dopo la proposta avanzata dalla Lega, Silvia Fregolent di Italia Viva aveva commentato: “La maggioranza, con un emendamento presentato dalla Lega, riesce nel difficile esercizio di ipocrisia legislativa. Si usa il dramma dell’erosione costiera, reale, serio e che merita risposte vere, come paravento per portare a casa l’ennesima proroga mascherata”.
Aveva aggiunto la senatrice: “Il meccanismo è semplice quanto spregiudicato. Si caricano i privati di obblighi di investimento e in cambio si allungano le concessioni. Insomma, il concessionario fa i lavori che dovrebbe fare lo Stato e in cambio tiene la spiaggia. Un do ut des, contro le regole europee, che nulla ha a che fare con la tutela ambientale. L’Italia rischia procedure di infrazione, blocchi ai fondi europei e un danno enorme alla credibilità del nostro sistema giuridico”.
