(Foto Ansa)
L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) è l’agenzia federale statunitense incaricata di applicare le leggi sull’immigrazione all’interno degli Stati Uniti.
È stata creata nel 2003, dopo gli attentati dell’11 settembre, all’interno del Dipartimento per la Sicurezza Interna, assorbendo le funzioni di controllo, detenzione e rimpatrio dei migranti.
Nel tempo l’ICE ha ampliato organico, poteri e risorse, arrivando a superare i 20 mila agenti.
Con la seconda amministrazione di Donald Trump, l’ICE è diventata il fulcro del giro di vite contro l’immigrazione irregolare: arresti su larga scala, operazioni su larga scala e un maggiore impiego anche lontano dai confini.
Nel mirino sono finite soprattutto le sanctuary cities, città che limitano la collaborazione con le autorità federali sull’immigrazione per evitare che polizia e servizi locali vengano usati per arresti e deportazioni. Queste amministrazioni sostengono che tali politiche tutelino la coesione sociale e la sicurezza pubblica.
Negli ultimi giorni Minneapolis è diventata uno dei principali fronti di scontro.
Il 7 gennaio un agente dell’ICE ha ucciso Renee Good, 37 anni, cittadina americana, durante un’operazione federale nel quartiere Powderhorn.
Sabato poi la tensione è esplosa di nuovo quando agenti federali hanno sparato e ucciso Alex Jeffrey Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva e cittadino Usa, durante una manifestazione contro l’ICE. Video e testimonianze mostrano Pretti disarmato mentre stava riprendendo la scena e cercando di aiutare una donna.
Dopo la morte di Pretti, Trump ora ha aperto all’ipotesi di un ritiro dell’ICE da Minneapolis, senza indicare tempi: “A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale”. Sull’uccisione di Pretti ha dichiarato: “Stiamo esaminando e valutando tutto e prenderemo una decisione al riguardo”, criticando la vittima per aver portato un’arma: “Non mi piace sparare. Non mi piace. Ma non mi piace quando qualcuno partecipa a una protesta e ha una pistola molto potente”.
Alle sue parole hanno fatto seguito le reazioni degli ex presidenti democratici. Bill Clinton ha esortato gli americani a reagire: “Spetta a tutti noi che crediamo nella promessa della democrazia americana alzarci e parlare”, denunciando le “scene orribili” di Minneapolis e accusando l’amministrazione di aver mentito sulle due morti.
Barack Obama ha definito l’uccisione di Pretti “una tragedia straziante” e “un campanello d’allarme”, accusando l’uso di “tattiche senza precedenti” da parte delle forze federali e chiedendo responsabilità, collaborazione con le autorità locali e il rispetto delle libertà fondamentali.
