La storia del dipinto salvato dalla discarica che ora è diventato un caso (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Un dipinto di circa tre metri per quattro, realizzato con vernice su truciolato. Era 1985 il Comune di Cesena commissionò all’artista Andrea Pazienza e ad altri tre autori quattro disegni per abbellire la copertura in legno installata intorno alla fontana cinquecentesca del Masini in piazza del Popolo durante i lavori di restauro. L’opera di Pazienza raffigura un cavallo montato da Zanardi, il personaggio più celebre di Pazienza, morto nel 1988. A fine lavori un ragazzo salvò quella tavola con lo ‘Zanardi equestre’ dalla discarica e oggi è una delle testimonianze dell’opera di Andrea Pazienza, esposta al Maxxi dell’Aquila nella mostra a lui dedicata.
L’indagine archiviata sull’appropriazione indebita
Sul caso è stata aperta un’indagine da parte dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale, che hanno ipotizzato un’appropriazione indebita ma che, come riferisce l’edizione cesenate del Resto del Carlino che ricostruito tutta la storia, oggi risulta archiviata. Protagonista della storia è Riccardo Pieri, oggi noto commercialista della città, all’epoca poco più di un ragazzo appassionato di arte e di quelle espressioni underground che all’epoca l’arte ufficiale tendeva un po’ a snobbare. Terminati i lavori gli operai incaricati di smontare la copertura distrussero tutti e quattro i dipinti. Pieri raccolse i pezzi dello Zanardi, lo ricompose e lo fece restaurare, tanto che l’opera presenta ancora evidenti pezzi mancanti.
Impossibile stimare il valore dell’opera
Le altre tre opere sono invece scomparse. Pieri ha custodito il dipinto per quasi 40 anni senza rendere pubblica la notizia, ma lo ha prestato per alcune mostre a Bologna, Torino e Roma quando Michele Pazienza, fratello di Andrea, gliene ha fatto richiesta: ultima la mostra ‘Andrea Pazienza: la matematica del segno’, che si potrà visitare all’Aquila fino al 6 aprile. Oggi è impossibile stimarne il valore, ma non è nemmeno chiaro a chi appartiene l’opera. Secondo gli inquirenti, Pieri non può essere imputabile di appropriazione indebita per aver raccolto un’opera che senza il suo intervento sarebbe andata distrutta come le altre. Sauro Turroni, ex senatore e all’epoca funzionario comunale che promosse l’iniziativa, ha annunciato però un ricorso contro l’archiviazione dell’inchiesta. “Quell’opera – dice – è stata commissionata e pagata dal Comune e la distruzione da parte degli operai non ne cambia la proprietà”.
